Come trasformare una discarica in una fabbrica del futuro

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Come trasformare una discarica in una fabbrica del futuro

Di Riccardo Saporiti

L’impianto toscano di Scapigliato diventa un centro per il riciclo dei rifiuti, la ricerca di energie verdi e lo sviluppo di startup ambientali.

Un investimento da 100 milioni di euro per trasformare una discarica in un polo di recupero e potenziale reimmissione del rifiuto sul mercato, ovviamente sotto forma di prodotto o di energia. Nasce a Scapigliato la fabbrica del futuro.

Il punto di partenza è l’omonima discarica nata all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso nel territorio del comune di Rosignano Marittimo, 30mila abitanti in provincia di Livorno. Una realtà che oggi gestisce 400mila tonnellate di rifiuti l’anno tra urbani e speciali, circa il 3% di quelli prodotti nell’intera Toscana. Quella di arrivo è la cosiddetta fabbrica del futuro.

La trasformazione

Il progetto, firmato dall’architetto Mario Cucinella, prevede innanzitutto la realizzazione di un impianto di selezione per trattare e recuperare ogni materiale potenzialmente riutilizzabile. Il primo lotto, capace di gestire 100mila tonnellate di rifiuti l’anno, sarà operativo entro il 2025. In cantiere anche un biodigestore anaerobico alimentato con i fanghi della depurazione civile e la frazione organica dei rifiuti solidi urbani che produrrà biometano, che gli automobilisti potranno acquistare lungo la strada regionale 206 che passa ai piedi dell’impianto.

Mentre già da qualche settimana gli abitanti dei comuni di Rosignano, Santa Luce e Castellina Marittima possono acquistare l’energia elettrica prodotta bruciando il biogas generato dalla discarica a tariffe agevolate. A seconda della zona di residenza si ha diritto a uno stralcio dei consumi fino a un massimo di 2.500 kWh l’anno.

Chiudere il ciclo

“Il modello della discarica non si può più perseguire strategicamente. Ma allo stesso modo, non bastano i principi, non è sufficiente la raccolta differenziata: il problema riguarda la chiusura del ciclo”, spiega Alessandro Giari, presidente di Rea Impianti, la società a capitale pubblico che gestisce l’impianto di Scapigliato. Per chiudere il ciclo bisogna dare nuova vita ai rifiuti. Ovvero “riutilizzarli o impiegarli per produrre energia”. L’idea della fabbrica del futuro, prosegue, nasce dunque per “coniugare una maggiore capacità di selezionare e recuperare il rifiuto con quella di trasformarlo profondamente”.

Centro di ricerche

Ma i 100 milioni investiti finanzieranno anche altre opere. All’interno dell’ex fattoria della Madonnina, immobile che sorge su un’area che confina con quella occupata dalla discarica, nascerà per esempio il Centro di competenza per l’economia circolare in Toscana. Ovvero un polo di ricerca regionale dedicato alla gestione dei rifiuti al quale contribuiranno, tra gli altri, la scuola superiore Sant’Anna e il Cnr di Pisa. E sempre in tema di innovazione è prevista la realizzazione di un incubatore per start-up attive nel settore dell’agricoltura. Infine, è in programma la messa a dimora, entro i prossimi cinque anni, di qualcosa come 50mila alberi. […]

Un disegno che unisce quindi alla sostenibilità ambientale e finanziaria anche un incremento dell’occupazione. Quanto, però, un progetto di questo tipo può smettere di essere una buona pratica e diventare scalabile? “Iniziative come la nostra diventano replicabili se vengono assunte da cabine di regia almeno regionali. In altre parole, se ci sono degli incentivi”, conclude Giari: “Inoltre oggi l’80% dei rifiuti sono sul mercato perché sono speciali, ma le politiche parlano solo del 20% legato alla dimensione urbana. E questo è un altro problema”.

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