Cucinella: Notre Dame ispirazione per un nuovo modo di pensare il restauro

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Cucinella: Notre Dame ispirazione per un nuovo modo di pensare il restauro

Cucinella: Notre Dame ispirazione per un nuovo modo di pensare il restauro

Articolo a cura di Andrea Barrica e Daniela Iordache

Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte intervista Mario Cucinella. A pochi giorni dall’incendio che ha colpito Notre Dame le fiamme sono state spente, ma si accende il dibattito sulla ricostruzione della Cattedrale. Diverse le posizioni e le voci di alcuni dei protagonisti dell’architettura mondiale.

Per quanto sia ancora presto per parlare di un vero e proprio piano di ricostruzione, possiamo già pensare al tipo di approccio da usare per il restauro di Notre Dame. Nello specifico, secondo lei l’incendio del 15 aprile dovrà essere in qualche modo ‘ricordato’ anche dal punto di vista architettonico, oppure pensa che si debba ricostruire come se non fosse mai accaduto, un po’ come per la Fenice di Venezia?
«Credo che Notre Dame debba essere ricostruita per come era prima dell’incidente. La sua immagine ha un valore simbolico, per la Francia e per il resto del mondo, che va oltre il suo valore puramente artistico e culturale. Per questo non penso che sia il caso di ‘ricordare’ in senso strettamente architettonico quanto avvenuto nei giorni scorsi, ma di ricostruire in maniera fedele. Anzi nella sfortuna può essere l’occasione di riprogettare la copertura con tecniche innovative e magari più leggere senza disboscare le mille e più querce che sono state utilizzate per la copertura ed essere l’opportunità di avvicinare l’innovazione alla tradizione. La ricostruzione della guglia può essere veramente l’occasione per dimostrare che un dialogo tra contemporaneo e la storia sia possibile. Una vera e propria scuola per tutta una generazione di restauratori, oltre che un banco di prova per l’intero sistema del restauro. Un po’ come lo sono stati la Fenice e il Petruzzelli in Italia, per intenderci.»

Le ricostruzioni dei vigili del fuoco hanno fatto risalire le origini dell’incendio alle impalcature erette per i lavori di restauro della cattedrale. Possibile che nel XXI secolo, con una tecnologia di controllo teoricamente perfetta, le fiamme devastino con furia medievale?
«E’ difficile immaginare che un monumento di quella portata non fosse soggetto alle massime misure di sicurezza. La Francia è un paese all’avanguardia per quanto riguarda la cura del patrimonio culturale. Notre Dame era certamente soggetta ai più elevati standard sotto questo aspetto. Può sembrare banale dirlo, ma a volte queste cose succedono e basta. C’è sempre il fattore umano da tenere in considerazione, la continua attività dei cantieri all’opera sul monumento (e che per tanto, a livello statistico, aumentano le probabilità di incidenti), all’età dell’edificio e dei materiali che lo compongono. Senza dimenticarsi che Notre Dame è espressione di un’architettura spinta al limite delle proprie possibilità strutturali.»

Quando accadono eventi di questo tipo, di grande impatto culturale e mediatico, spesso si tende a fare valutazioni e a prendere decisioni anche sull’onda emozionale del momento. Non crede invece che la ricostruzione di Notre Dame possa rappresentare un’imperdibile occasione di dibattito?
«I monumenti di questa importanza hanno bisogno di un continuo monitoraggio. E vale anche per il nostro Paese. A mio avviso, infatti, il tema centrale adesso non è tanto ricostruire la Cattedrale, cosa ovvia, quanto prendere spunto dall’incidente per pensare e ridefinire il nostro modo di restaurare e conservare.  L’incendio di Parigi può diventare ispirazione per un nuovo modo di approcciarsi alla conservazione e alla tutela del patrimonio, in termini di programmazione e di pianificazione dettagliata, in grado di prevedere sui monumenti di maggiore valore interventi di manutenzione continua.» […]

Vittorio Sgarbi ha preso una posizione piuttosto netta riguardo alla vicenda. Come valuta le sue parole?
«Sgarbi usa spesso dei toni un po’ divisivi.  A volte anche sprezzanti, se vogliamo. Ma nello specifico ha detto di non farne uno psicodramma perché abbiamo tutte le possibilità per ricostruire. E in questo senso non ha del tutto torto. Soprattutto considerando il tam tam mediatico su giornali e social network.  Allo stesso tempo, però, trovo riduttivo non sottolineare l’attaccamento che tutti, francesi e non, addetti ai lavori e persone comuni, hanno dimostrato per questo monumento. Notre Dame è un simbolo per l’intera umanità, e non soltanto di Parigi. Il fatto che davanti ad un incendio che minacciava di distruggerla per sempre ci sia stata una reazione forte e sentita dimostra quanto certe opere abbiano un’importanza assoluta. E vadano ben oltre la sola storia dell’arte.
L’ultima nota è sulla reazione del governo a indire un concorso internazionale il giorno dopo il disastro. Primo atto che dimostra come la Francia cerchi attraverso questa pratica di costruire non solo la cattedrale ma un’opportunità culturale.
È inutile ricordare il riflesso della politica italiana al crollo del ponte Morandi dove non solo non è stato immaginato un concorso ma solo un approccio alle imprese.»

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