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Il bosco magnifico

Il-bosco-magnifico

Di Letizia Gamberini

I Portici riflessi, come moltiplicati all’infinito. E poi le decine di querce spuntate nel cuore della città. Nella settimana dedicata al design, durante il Cersaie, sono stati i soggetti più instagrammati dai cacciatori della foto perfetta. Social a parte, dopo le polemiche iniziali, l’architetto Mario Cucinella si è preso le sue soddisfazioni sul bosco portato in piazza Santo Stefano con Iris Ceramica. «Pollution 2018. RefleAction, sempre affollatissimo, è stato qualcosa di meraviglioso».

Cucinella, allora come è andata, alla fine, questa installazione?
A parte una minoranza che si è lamentata, è stata molto apprezzata, proprio per il suo essere effimera. E’ stata importante anche dal punto di vista della comunicazione dei temi ambientali. Le città sono sempre state piene di manifestazioni: non si capisce da dove questo dramma sia venuto fuori. E’ stata una scossa per quella piazza, già bellissima.

E’ stato capito il messaggio?
Mi ha colpito la curiosità dei tanti che si sono fermati a leggere la storia di Pollution (iniziata nel 1972, nrd): questa non è stata un’installazione a caso. E poi si è visto che le nostre città hanno bisogno di arte e manifestazioni, non solo di norme e leggi.

Che fine faranno gli alberi?
Torneranno nel vivaio di Pistoia da cui sono stati presi in affitto.

Rivedremo l’opera in città?
Queste opere devono durare poco…Ma è piaciuta a tanti, Milano ha dimostrato un interesse.

A proposito di arte e natura, lei ha curato anche il padiglione Italia alla Biennale d’architettura di Venezia (in corso fino al 25 novembre). Con quali scelte?
In Arcipelago Italia, siamo partiti dall’altro spazio: tutto quello che non è città metropolitana e periferia, ma che rappresenta il 60% del territorio nazionale. E solo in Italia i territori sono così vicini e hanno loro caratteristiche uniche. Il modello diffuso di piccole città di prossimità, custodi di culture secolari, ci sembra molto interessante. E forse è la prima volta che si racconta al Paese: lo abbiamo fatto con otto itinerari, da Sansepolcro alla Sardegna.

E anche in questo caso c’è un’attenzione all’ambiente.
Sono state tagliate fuori campagne e cittadine per un’idea di modernità che sta presentando un conto pesante: basti pensare all’annuncio della riduzione del traffico in città come Bologna.

Lei ha citato le periferie. La parola torna spesso, ma a che punto siamo davvero?
Non si è fatto niente. Penso a quei finanziamenti in parte cancellati: un brutto segnale, perché era la prima volta che un Governo finanziava la creazione di luoghi. Ma c’è anche il problema dei Comuni piccoli, non come Bologna, che non sono preparati ad affrontare con rapidità queste cose: per una gara servono due anni.

E in città da quali aree periferiche bisogna partire?
Era importante il progetto della Cineteca al Giuriolo. Restando in Bolognina, proprio lì davanti al parcheggio, abbiamo iniziato il progetto di una nuova Villa Erbosa, per un ospedale più importante. La struttura ha bisogno di una rimessa a norma e anche questo sarà un modo di riqualificare l’area. E poi ci sono il Polo Tecnologico, la Caserma Sani, il Dlf: è un quartiere in grandissimo rilancio.

E altre zone da rilanciare?
I prati di Caprara, dove serve qualcosa legata alla quotidianità dei cittadini. E’ il momento di “coagulare” tante iniziative per rilanciare la città. Bologna è come il bambino che cresce: non ha ancora capito cosa farà da grande, ma tra qualche anno lo capirà.

 

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