Il progetto al centro: il caso Milano

Dall’architettura all’oggetto
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19/06/2019
Valorizziamo la cultura dell’Architettura
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26/06/2019

Il progetto al centro: il caso Milano

Il progetto al centro: il caso Milano

di Porzia Bergamasco

L’architettura e il progetto come beni comuni, gli strumenti per migliorare la qualità della vita, nelle nostre città, in casa, negli spazi collettivi. In un’epoca nella quale è praticamente impossibile agire senza tenere in considerazione gli aspetti sociali, climatici, energetici, e dunque politici, che condizionano il presente e il futuro.

Queste le considerazioni che legano le storie raccontate nell’Archbook di Elle Decor, intitolato “Il progetto al centro”, proprio a sottolineare la necessità di un pensiero strategico in ogni decisione che influenza il quotidiano, dalla dimensione domestica a quella della metropoli. Partiamo da Milano, perché qui negli ultimi anni è in atto un processo di rinnovamento urbanistico effettuato nell’ottica della sostenibilità, del risparmio energetico e dell’inclusione sociale. Attraverso imponenti interventi di riqualificazione che consentiranno alla città di riappropriarsi, nei prossimi 20 anni, di aree dismesse da destinare non solo al costruito ma soprattutto a infrastrutture e verde. Tra gli artefici di questo Rinascimento ci sono i grandi studi di Architettura italiani. […] Un parterre di livello chiamato a raccolta per riportare il capoluogo lombardo alla qualità architettonica disegnata dai grandi maestri del passato: Ponti, Magistretti, Mangiarotti, BBPR, Caccia Dominioni, Terragni, Portaluppi, Bottoni. Una qualità che riscopriamo visitando gli androni e osservando le facciate dei palazzi milanesi del Novecento e che riviviamo, ammirando precisione dei dettagli e bellezza di materiali e finiture. L’arte del saper fare, la passione per il design e la padronanza della grande dimensione sono componenti fondamentali. Le abbiamo ritrovate nei luoghi dove nascono progetti, espressione di due modi differenti di fare architettura. […] Dall’Italia al mondo, per scoprire, in concomitanza con l’attuale Biennale di Venezia, come sta cambiando il modo di disegnare gli spazi per la cultura, dai luoghi per le arti visive alla performance. Molti sono gli esempi concreti, firmati Herzog & de Meuron a Hong Kong, Norman Foster a Palm Beach, Jean Nouvel a Doha, OMA a Taipei, Berbard Tschumi a Tianjin, David Chipperfield a Berlino, e le risposte possibili in via di sperimentazione. Caso studio, fra tutti, è The Shed, il centro polifunzionale progettato dai newyorkesi Diller Scofidio + Renfo sulla High Line di Manhattan. Un edificio sorprendente che cambia silhoutte e volume in funzione delle necessità di accogliere un pubblico sempre più vasto. Questa è la potenza dell’architettura, in grado di esprimere le esigenze e le aspirazioni del proprio tempo, traducendo in forme e contenuti l’essenza dell’epoca in cui viviamo.

Rigenerazione, sostenibilità, connessione, inclusione sociale verde, mobilità integrata e pedonalizzazione sono le parole d’ordine con le quali Milano continuerà, in prospettiva ventennale, a crescere. E non solo in altezza. Punto focale è ancora Porta Nuova, già impegnata a vivere la sua seconda fase di trasformazione e completamento, ma il progetto di sviluppo riguarda una zona estesa che va dalla Stazione Centrale allo Scalo Farini, attraversa Bovisa e raggiunge il quartiere dell’Expo. Il tutto disegnato o ridisegnato da una costellazione di architetti di fama internazionale, con il coinvolgimento di diverse e numerose figure pubbliche e private, università e cittadini compresi. La città non espande i suoi confini, ma rinasce dall’interno, mirando ad elevare la qualità ambientale e climatica con sistemi virtuosi e a ricucire parti di città finora divise, come quelle interessate dagli enormi spazi ferroviari dismessi. “Milano è una città contemporanea, che sa mantenere gli impegni e allo stesso tempo può permettersi progetti sfidanti come quello proposto per la riqualificazione degli scali Farini e San Cristoforo”, afferma con orgoglio e altrettanto pragmatismo il sindaco Giuseppe Sala […] “Pensare Milano 2030 vuol dire ridisegnare la città, garantendo la sostenibilità ambientale e sociale dei progetti e tenendo al primo posto il benessere dei cittadini di oggi e di domani. Questo è il faro che guida la nostra azione come Amministrazione. Quello che vogliamo, come si evince dal nuovo piano di governo del Territorio, è una città più green, in cui nessun edificio o quartiere sorga o venga riqualificato senza verde e dove la rigenerazione degli spazi pubblici porti alla riconnessione tra quartieri”, continua Sala. “Non si tratta di fare la guerra alle nuove costruzioni; non è nostra intenzione farla né avrebbe senso farla. Ma l’attenzione all’ambiente e all’esigenze dei nuovi milanesi e dei giovani sono imprescindibili per una città dal profilo internazionale, che conta duecentomila studenti universitari ed è attiva nel contrasto all’inquinamento e al cambiamento climatico. Così, per esempio, nell’accordo di programma per gli ex scali ferroviari abbiamo previsto che il 65% della superficie venga destinato a parco e ci saranno anche alloggi di edilizia convenzionata. […] “Rigenerare la città significa anche stimolare la socialità e promuovere buone pratiche. L’istituzione di Area B, la più grande zona Ztl d’Italia, il prolungamento delle linee metropolitane esistenti e la costruzione di nuove metro, insieme alla diffusione di car, bike e scooter sharing concorrono alla definizione di quel cambiamento culturale, visibile anche nel modo di vivere la città, di cui Milano è portavoce”, conclude il sindaco.

Da sud a nord il nuovo masterplan di rigenerazione è il segno del cambiamento e porterà letteralmente nuovo ossigeno a Milano: un bosco di 48 ettari allo Scalo Farini, che avrà la funzione di raffreddare e depurare l’aria, e un “common ground” verde che coprirà totalmente l’area San Cristoforo immaginato invece come un sistema naturale lineare per depurare le acque e accogliere piscine balneabili. “Limpidarium d’aria”, l’uno, “Limpidarium d’acqua”, l’altro, sono entrambi intesi come filtri ecologici permanenti per bilanciare le emissioni e la vita della città al di là del costruito, creando continuità nella griglia urbana. […] Significa creare un sistema di valori in cui lo spazio pubblico è fisso e adattabile, è una struttura spaziale resiliente in grado di rispondere ai futuri sviluppi economici. L’ecologia diventa una strategia da applicare anche agli edifici, dai materiali impiegati al loro funzionamento. […]

In continua evoluzione, nello skyline urbano di Porta Nuova sta crescendo a ritmo sostenuto un’altra sagoma avveniristica: la torre ellittica di acciaio, legno e vetro, nuovo Centro Direzionale Gruppo Unipol, costituita da 23 piani per 75 metri di altezza, disegnata da Mario Cucinella Architects all’insegna dell’empatia e della sostenibilità. “Una macchina efficiente”, come l’ha definita l’architetto bolognese. La facciata, caratterizzata da un reticolo geometrico, si propone come metafora del sistema a rete su cui si fondano le relazioni della società. Con l’intento dello scambio e delle connessioni, la torre ospiterà, oltre agli uffici, anche spazi commerciali, un auditorium di oltre 270 posti e una serra-giardino panoramica aperta a eventi pubblici e culturali.

Articolo completo pubblicato sul numero di Giugno di

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error: © Mario Cucinella Architects