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La nuova Milano di Mario il Sostenibile

La nuova Milano di Mario il Sostenibile

Articolo di Enrico Arosio

Dalla torre Unipol al San Raffaele, l’architetto Cucinella sta ridisegnando il capoluogo. Con l’obiettivo di renderlo green. Senza rinunciare alla bellezza.

È rimasto un ultimo buco da riempire, nel quartiere milanese iper-contemporaneo Porta Nuova. In quello spazio sorgerà la torre UnipolSai, che diverrà la sede meneghina del gruppo. Un’altra torre, sì: banche e assicurazioni sono ormai in aperta competizione simbolica. E, se possibile, un edificio più sostenibile, più solare, con maggiore efficienza energetica del vicino, assai mediatico e premiato, Bosco Verticale. Possibile? Sì, possibile. Perché il progettista, Mario Cucinella, […] è da anni un evangelista dell’architettura eco-sostenibile.
[…] sarà una torre a pianta ellittica, alta 22 piani più tre livelli interrati e con una struttura a griglia d’acciaio con parti in legno; l’edificio avrà una doppia pelle di vetro trasparente schermata da un sistema di tende interne, un roof garden e un profondo cavedio che, insieme alla doppia pelle, servirà a garantire la corretta climatizzazione interna in tutte le stagioni. La parola “trasparente” è da prendersi alla lettera: non ci sarà il tono azzurrato tipico delle torri vetrate. E “climatizzazione” vorrà dire ventilazione naturale con scambio termico garantito da pompe di calore, celle fotovoltaiche sia sul tetto sia nell’ampia vela d’ingresso, raccolta e riuso delle acque piovane. Un edificio in cui, come dice Cucinella, «la bellezza è anche qualcosa che non si vede». E che sta forse nella sua intelligenza: funzionale ed energetica.

Da Milano alla Striscia di Gaza
Mario Cucinella […] è oggi titolare di un grande studio a Bologna, MC A, […] architetti, ingegneri ed esperti di tecnologie green. «E dal 2015 abbiamo avviato la SOS – School of Sustainability, che forma professionalmente per un anno una dozzina di giovani neolaureati e giovani professionisti». […]. Per la verità, Cucinella ha operato, negli anni, in realtà molto diverse: nell’Europa avanzata ma anche ad Algeri, in Ghana, nella Striscia di Gaza.

Proprio là, nei Territori palestinesi, ha avviato una iniziativa coraggiosa e vissuto una cocente delusione. Dopo aver fondato nel 2012 la ong Building Green Futures, l’architetto aveva studiato per il campo rifugiati di Khan Yunis, con il supporto dell’Unrwa (Agenzia Onu per il soccorso e l’occupazione) e del Kuwait Fund, una scuola modello basata su energia solare, ventilazione naturale e riciclo idrico. All’area di Khan Yunis erano destinati stanziamenti importanti di fonte europea e nordamericana; ma poi è stata di nuovo bombardata dalle forze israeliane. Da fine 2014, essendo drammaticamente mutate le priorità d’intervento, per garantire riparo, igiene e sicurezza, la bella idea della Kuwait School è congelata. E Khan Yunis, poco più che una prigione a cielo aperto, nel ronzio malsano dei generatori a gasolio che danno la corrente alle case, ancora attende segnali di redenzione.
[…]

Estetica e funzione
Per alcuni osservatori Mario Cucinella è una figura ibrida di architetto-ingegnere; appunto che a lungo fu rivolto anche a Piano da parte di certa critica purista (o, chissà, parrocchiale). Lui non ci si ritrova, e risponde: «Se sappiamo che in una scuola la curva di apprendimento è legata alla curva del comfort, e la resa degli impiegati in una torre-uffici alla qualità anche emotiva della postazione di lavoro, come ci si può stupire che l’architetto oggi debba integrare conoscenze nuove? La sfida è doppia: evitare sia l’estetismo narcisistico, sia la pura applicazione di saperi tecnici». Equilibrio non facile a trovarsi. «Il rischio che la sostenibilità non sappia esprimere un vero linguaggio esiste: lo si è visto in questi anni con la modestia di tanta cosiddetta bioedilizia», aggiunge Cucinella.

«La bellezza, in architettura, deve saper parlare. Ma c’è bellezza anche dove non si vede, sotto la superficie, nei nuovi materiali ormai parte attiva della creazione. La buona architettura deve esprimere valori che sono patrimonio di tutti». Ci sarà qualcuno a cui non garberà che il futuro Polo chirurgico del San Raffaele ricordi un iceberg, con quel gran volume bianco dalle superfici esterne concave che può evocare l’architettura espressionista novecentesca. La differenza è che il rivestimento dell’edificio, la “pelle” bianca dell’iceberg, non è una trovata formalista ma un sistema di lame in ceramica antismog di ultima generazione: sicché la domanda se sia la funzione a definire l’estetica, o l’estetica la funzione, ricorda la vexata quaestio su chi è nato prima: l’uovo o la gallina.

 

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