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La Terra di Mezzo tra città e periferia, Padiglione Italia.

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Di Jacqueline Ceresoli

L’obiettivo della sedicesima edizione della Biennale di Architettura di Venezia […] è fare comunità inclusive, popoli più che città, luoghi progettati nel rispetto del paesaggio e della natura. Freespace è il titolo tradotto in tutte le lingue di questa Biennale[…]. Definire cosa, come e quando un’architettura è davvero “libera” non è semplice, quasi un ossimoro tra uno spazio con o senza architetture, cose e case, soprattutto popoli, persone, individui che s’incontrano in uno spazio comune per condividere una certa idea di comunità, senza indicare quale.

Il Padiglione Italia, nel clima nazionalistico che avanza, mentre si ergono muri e si ripristinano confini tra stati e nazioni, frontiere che limitano la libera circolazione di persone e di cose, a cura di Mario Cucinella intitolato Arcipelago Italia, si distingue per qualità di contenuti e ci “manda a quel paese”, in provincia, proponendo un’architettura a chilometro zero, alla scoperta di piccole realtà rurali che rappresentano il 60% del Paese. L’architetto è stato tra i primi a sperimentare “architettura partecipata” quando non era di moda, attraverso collettivi multidisciplinari, predisposti all’ascolto e confronto con gli abitanti, e il suo padiglione nazional “impopolare”, mostra centri minacciati da crisi economiche, spopolamento e terremoti, come risorsa di riprogettazione. La sua indagine su centri che conservano un patrimonio paesaggistico naturale, diffusi da Nord a Sud, fino alla Sardegna e presenta modalità di rilancio dei territori interni in cui si apprende una nuova prospettiva di guardare il nostro bel Paese che ha radici nel passato, per valorizzare territori lontani dalle città con la proposta di cinque progetti ibridi, ma convincenti.

Il padiglione è diviso in due parti, nella prima sala si trovano grandi pannelli illuminati da iGuzzini, ideati come libri aperti o guide ideali della provincia architettonica italiana con indicati itinerari, i rifugi eretti contro incuria, calamità e speculazione, alla riscoperta dell’Arcipelago Italia.

Nella seconda sala, semi oscurata, su grandi tavoli di legno dalle forme sinuose come il paesaggio italiano si trovano edifici ibridi progettati in relazione al territorio. Le cinque aree strategiche di presentano esempi strategici del rilancio dei territori interni sono: “Off-Cells, un luogo del lavoro per le Foreste Casentinesi“; “Un dittico per Camerino. Connettere comunità e cultura nell’area del Cratere“, “Laboratorio Basento. Due nodi curativi per Collina materana“; “Coltivare il futuro: Una piazza per la crescita del Belice“; “La casa dei cittadini. Un luogo della cura per la Barbagia“. In particolare è necessario lavorare sul Belice e Gibellina.

Il progetto più interessante è quello per la Valle del Belice, devastata dal terremoto nel 1968, la cui ricostruzione è rimasta incompleta nonostante il contributo di artisti e architetti a Gibellina Nuova. La scelta di queste aree rappresenta un’opportunità di riflessione costruttiva su temi materiali e immateriali del nostro paesaggio naturale, che include province e borghi caratterizzati da un’economia legata al territorio, da rilanciare. Cucinella non copia modelli esterofili consolidati, ma individua modalità pragmatiche d’intervento con l’intenzione di generare spazi ibridi aperti alle comunità, contro la politica, sorda e assente da anni, nella necessaria impresa di difesa e qualità del nostro paesaggio e architettura attraverso leggi, concorsi e proposte di valorizzazione territoriale mirate.

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