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Legno, oggi si vince con la sostenibilità

Di Marilena Lualdi

Il rilancio del Paese passa dalla valorizzazione delle sue radici e dalle eccellenze come le aziende del legno, impegnate a favore della sostenibilità. Alla Biennale di Venezia l’architetto Mario Cucinella si è confrontato proprio con le imprese di questo settore, durante una visita di FederlegnoArredo e dei suoi vertici, guidato dal presidente Emanuele Orsini. Quest’ultimo ha espresso l’orgoglio della federazione per aver sostenuto questo progetto, un messaggio culturale ed economico di speranza. Cucinella ha aperto loro le porte del Padiglione Italia, anzi “Arcipelago Italia” come è stato ribattezzato. E condiviso le riflessioni sullo spazio urbano che corre lungo tutta la dorsale italiana.

Architetto, che cosa nasce da questo confronto con le aziende del mondo del legno?
La filiera del legno ha una storia millenaria. Ad esempio, abbiamo preso il caso delle foreste del Casentinese…pensi che nel 400 è stato scritto un trattato di sostenibilità del bosco. Non l’abbandono, ma l’uso e la protezione del bosco che procedono insieme. Volevamo porre l’accento su una filiera importante, una grande risorsa legata al design.

Che importa però una grande quantità di legno, mentre le foreste sono lasciate spesso al degrado?
Infatti spiegavano che oggi si importa l’80% del legno. Bisognerebbe affrontare il problema senza un approccio ideologico. Vanno prese le giuste misure, serve una programmazione. Ma se si importa dall’Austria, non mi sembra che quest’ultimo Paese stia deforestando la sua terra. Piuttosto bisogna discutere il metodo. Altrimenti le filiere muoiono. Le citavo il caso casentinese, perché la gente lavorava e si manteneva …bisogna trovare un accordo e questo si lega al rilancio del Paese.

Oggi le aziende del settore, a partire dal nostro distretto brianzolo, danno molta importanza, anche nella comunicazione, alla sostenibilità. Questo è sempre più il futuro?
Si, oggi queste tematiche vanno affrontate, non lasciate a un dibattito un po’ isterico. Occorre confrontarsi, anche con gli ambientalisti, all’interno di un rapporto tra costi e benefici. Bisogna pensare al rilancio del lavoro. Non ci sono politiche che si occupino di questi temi. Parlare di sostenibilità ha senso con le filiere corte. In Canada, sarebbe bizzarro.

Arcipelago Italia guarda al futuro attraverso cinque aree, perché?
L’architettura traccia le prospettive del Paese, un’operazione di rilancio attraverso cinque punti sensibili, a titolo esemplificativo. Pensiamo alla segheria 4.0 che diventa un luogo di accoglienza ed eccellenza. Oltre all’area tra l’Emilia Romagna e Toscana, abbiamo esaminato quella del cratere di Camerino, dopo il terremoto. E ancora Belice, Matera, la Sardegna. Tutti temi da esplorare per il rilancio.

Ci vuole coraggio per seguire questa strada. Ma lei lo vede ad esempi nella politica?
Serve molto coraggio. Ma se non ce l’hai, non fare politica. Il tema che la politica non è coraggiosa, è un po’ un ossimoro. Poi c’è l’altro grande alibi, la burocrazia. Bisogna prendersi le responsabilità, su architettura e ambiente. Quello di Leonardo Da Vinci non è un paesaggio selvaggio, bensì coltivato dall’uomo.

Quindi il tema del prendersi cura, vale per le imprese del legno, ma ad esempio anche per l’agricoltura?
Certo, senza l’agricoltura avremmo territori distrutti. Ma in generale abbiamo un Paese molto diverso, e quelle differenze fanno la sua ricchezza.

Di qui l’arcipelago
Si, e la ricchezza viene dalle culture che si sono sovrapposte nei secoli.

Lei prima citava la burocrazia: davvero un alibi?
Diciamo che non può essere un alibi: come l’hanno fatta gli uomini, la possiamo disfare.

Torniamo al coraggio. Allora: lei invece nelle aziende lo vede?
L’imprenditore è un uomo coraggioso e investe nelle conoscenze. L’Italia ha imprese meravigliose. Ed è come fare la corsa dei cento metri con le aziende di altri Paesi: loro hanno scarpe hi-tech, noi no e l’abbiamo pure un braccio ingessato e un blocco di cemento. Nonostante tutto, le nostre eccellenze tengono in piedi questo Paese. La filiera del legno e altre ancora.

 

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