L’identità di un progetto non è questione di firma, ma di genius loci

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L’identità di un progetto non è questione di firma, ma di genius loci

Lo studio Mario Cucinella Architects ha progettato a Milano un piccolo gioiello tra i giganti: è la nuova sede di Coima, […] YouBuild ha intervistato l’architetto Mario Cucinella che ha raccontato i dettagli del progetto Coima e la sua idea di architettura e sostenibilità […]

Quanto conta la firma in un progetto e quindi quanto deve essere riconoscibile la mano dell’architetto?

In un progetto non deve essere necessariamente riconoscibile la mano dell’architetto. Non è tanto una questione di firma, più riconducibile alla moda, ma una questione di genius loci. Un progetto deve essere contestualizzato e integrato, deve funzionare e diventare parte integrante della quotidianità. L’identità di un progetto non deve essere solo legata alla mano dell’architetto ma anche alla capacità dell’edificio di rispondere a un luogo, a una domanda precisa, e questo fa sì che un progetto sia differente dall’altro. Forzare la mano sulla riconoscibilità significa dimenticarsi di qualcosa. Personalmente non è un problema che mi pongo. Non a caso stiamo sviluppando cinque progetti a Milano, ognuno con una propria identità progettuale.

Rispetto alla grande scala nella quale è inserito, la nuova sede di Coima è un piccolo edificio. Quali sono i suoi punti di forza?

È un piccolo edificio, una piccola scatola vetrata, nel quale il tema della trasparenza su due lati è fondamentale. E poi c’è questa pelle, come una corteccia, che si apre. Un piccolo gesto che crea quel piccolo luogo dandogli un’identità quasi iconica. Rispetto ai grattacieli che ha e che avrà intorno, si sviluppa su una piccola scala con un suo linguaggio dimensionale.

Di prossima realizzazione, sempre su progetto di MC A, è il Centro Direzionale di Unipol, ventidue piani di leggerezza che verranno costruiti nell’area prospiciente alla sede Coima.  Alcune anticipazioni?

È un progetto che ci è stato assegnato attraverso una gara privata a inviti, che intende rappresentare i valori di sostenibilità, performance e benessere propri della società assicurativa. Il concetto della leggerezza è espresso tramite l’uso del vetro in facciata, senza dimenticare il legame con la natura ma anche le relazioni umane che vengono esemplificate con una geometria a rete in legno. L’edificio è una torre di ventidue piani fuori terra e tre interrati, con una pianta di forma ellittica, e una superficie totale di circa 35mila metri quadri. La torre ospiterà spazi commerciali, un grande auditorium, gli uffici e, in copertura, una serra giardino panoramica con un’area dedicata per eventi pubblici e culturali.

Mario Cucinella è l’architetto dell’avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità e che ha portato in Italia questo nuovo approccio all’architettura. Ma quali ostacoli ha dovuto superare all’inizio?

Non abbiamo mai trovato ostacoli a questo nuovo modo di pensare l’architettura perché abbiamo sempre avuto dei committenti illuminati che avevano sposato la causa e credevano in un concetto al quale ho sempre creduto anch’io. La storia dell’architettura ci racconta di una grande complicità con l’ambiente e della necessità di non sprecare le risorse. Gli anni Novanta sono stati testimoni di un allontanamento da questa tendenza e ora mi fa molto piacere che, dopo molti anni, stanno tutti ritornando su una strada che è stata comunemente accettata. Forse ora è quasi diventato un discorso di moda, ma se la moda porta a realizzare edifici migliori tanto meglio. Negli altri Paesi la sostenibilità è un concetto che si è diffuso molto prima. In Italia questo è avvenuto solo negli ultimi anni, anche perché l’Italia non ha mai voluto esprimersi attraverso l’architettura.

In controtendenza con il passato, oggi si cerca di ridimensionare l’impatto visivo dell’impiantistica. Qual è l’approccio di MC A?

L’impiantistica deve diventare invisibile a favore della forma. Andiamo verso una tecnologia che permette soluzioni impiantistiche sempre più leggere. Piano piano stiamo pulendo quell’onda propria degli anni passati, in particolare degli anni ’90, in cui l’impiantistica veniva messa in mostra. Pur provenendo da quel mondo mi piacerebbe che nell’edificio non si veda nulla.

Quali sono i materiali ai quali si sente più vicino?

L’architettura è fatta di materia. La materia di per sé è la forma dell’architettura. Non ci sono materiali di serie A o di serie B. Si possono fare anche delle architetture stupende con materiali poveri, creare emozioni, e costruire qualcosa che appaghi anche la nostra vista. La cosa importante è riuscire a dare un senso alla materia. La scelta dei materiali è anche in funzione di una domanda, per esempio se c’è bisogno di esprimere leggerezza, interpretare la trasparenza.

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