Con il Post-Covid la rivincita della periferia e delle città medie

Pubblicato
14 Jul 2020

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“La pandemia ha rilanciato con ancora di più forza il tema dei centri minori e della rete di comuni, e messo definitivamente in crisi il modello di metropoli preponderante”. Secondo il noto architetto, riuso e sostituzione gli strumenti principali per smettere di consumare suolo e dare una risposta alle aree urbane degradate. Immaginando così un futuro più sostenibile per la città e una maggiore qualità della vita di chi la vive”

Intervista a Mario Cucinella di Simona Boragini, Francesca Bond, Eleonora De Fabiis

Sono passati quasi due mesi dalla fine del lockdown. Gli interminabili 69 giorni di quarantena sono alle spalle, eppure insieme alla noia e alla preoccupazione di quei momenti, la pandemia ci ha lasciato anche una nuova consapevolezza rispetto alla necessità di ripensare il modo in cui progettiamo le nostre case e le città in cui viviamo. I possibili scenari sono molti, e il dibattito sul futuro, sia della progettazione che della figura stessa dell’architetto, è ancora aperto. Tra le voci più autorevoli sul piano internazionale, abbiamo scelto di rivolgere alcune domande a Mario Cucinella. Architetto, designer e accademico, particolarmente noto per la sua ricerca nei confronti della sostenibilità ambientale degli edifici, nel 2018 Cucinella è stato anche curatore del Padiglione Italia ‘Arcipelago Italia’ alla 16ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, confermandosi, anche in questo periodo post covid, promotore di una architettura improntata alla valorizzazione del contesto climatico, ambientale e culturale in cui va a collocarsi.

Uno dei principali temi di discussione che si sta sviluppando in questo periodo di pandemia riguarda il futuro delle città: a partire dalla mostra di Rem Koolhaas al Guggheneim di New York “Countryside”, all’articolo di Settis “Il vero virus è la città prigione”. Qual è il suo pensiero in merito? Le grandi città sono state il sogno degli ultimi decenni, così come il concetto di città metropolitana. Ma, oltre al fatto che in Italia la città metropolitana è completamente diversa dalle metropoli globali perché comprende microcosmi completamente disomogenei e lontani tra loro, essa sta anche rivelando i suoi esiti meno positivi quali grandi disuguaglianze e un costo della vita sempre più alto. Allo stesso tempo pensare che ci trasferiremo tutti “felicemente” in campagna mi sembra irreale. E’ difficile, faticoso, mancano reti e collegamenti fisici. In Italia abbiamo questa risorsa magnifica che sono le città medie. Credo che il futuro passerà da lì e dalle opportunità offerte dalle periferie. Dalla cura e riprogettazione di queste ultime potremmo ricavare gli spazi di cui abbiamo bisogno per una socialità all’aperto, nel verde ma pur sempre urbana.

Sempre restando alle città, ciò che sino a qualche anno fa ha guidato l’urbanistica era l’individuazione di usi che rimanevano cristallizzati “per sempre”. Le attuali risposte alle crisi ambientali, e adesso pandemica, hanno invece messo in luce la necessità di una resilienza, caratterizzata dalla diffusione di attività sul territorio, e quindi una maggiore liquidità degli usi (penso anche al tema del riuso urbano). Ritiene che sia possibile cambiare e alleggerire il cambio d’uso, sia delle macro aree che della piccola attività, e che possa essere uno strumento di rinnovo continuo della città? Certo, il riuso e la sostituzione sono lo strumento principale per smettere di consumare suolo e dare una risposta alle aree urbane degradate. Uno dei temi su cui concentrarsi a questo punto, riguardo al riuso, è ad esempio quello dei servizi alla persona nel territorio. Nei quartieri servono luoghi dove sentirsi accolti e curati. I servizi alla salute sono il sistema nervoso di una maglia urbana che funziona senza dover prendere un mezzo di trasporto per avere le cure di base. La sanità dovrebbe diventare una rete capillare che si integra nel territorio diventando un vero e proprio spazio di vita sociale. Nel progetto MC A di Città della salute e della ricerca, a Sesto San Giovanni (Milano), gli spazi esterni sono proprio pensati per integrarsi con il sistema urbano della città ed essere per il paziente un luogo di guarigione ma anche di socialità, dove non rimanere isolato, ma continuare a vivere la propria quotidianità.

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  • Superbonus 110%, nuova sfida per i professionisti; 
  • Cucinella: con il post-Covid la rivincita della periferia e delle città medie;
  • Tempo d’estate, tempo di vacanze;
  • Droni, ingegneria e architettura come non le avevamo mai viste;
  • L’uovo alla kok…architetti mancati, ingegneri perduti e geometri perdigiorno

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