Con la mostra “Imprevedibile” apre a Bologna il Centro Arti e Scienze Golinelli firmato Cucinella

Pubblicato
20 Aug 2017

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Articolo di Valentina Silvestrini

Un grande parallelepipedo votato alla massima flessibilità e destinato a esposizioni, incontri e spettacoli: questo l’identikit del “cuore” del Centro Arti e Scienze Golinelli, in apertura a Bologna il prossimo 11 ottobre.

Un grande parallelepipedo di 30 per 20 metri, alto 8 metri definisce uno spazio interno votato alla massima flessibilità e destinato a esposizioni, incontri e spettacoli: questo l’identikit del “cuore” del Centro Arti e Scienze Golinelli, in apertura a Bologna il prossimo 11 ottobre. A firmarlo l’architetto Mario Cucinella e il suo team che, su incarico della Fondazione Golinelli, hanno concepito un volume chiuso e una sovrastruttura metallica esterna. Una soluzione modulare che racchiude il padiglione stesso e sarà in parte attraversabile dai visitatori; alcune piccole terrazze consentiranno di apprezzare scorci della città. A due anni dalla sua nascita, dunque, si completa con questa nuova edificazione il processo costitutivo dell’Opificio Golinelli, centro educativo e culturale tra i più attrattivi su scala nazionale.

Il padiglione bolognese di Cucinella
«Con il nuovo padiglione rinasce lo stretto legame tra architettura e arte, entrambe espressioni della società. Come l’arte infatti, l’architettura è una forma di cultura non solo artistica, ma anche di natura sociale, che deve contribuire a migliorare la vita delle persone», ha precisato Cucinella, prossimo curatore del Padiglione Italia alla 16. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Ad accompagnare l’opening sarà la mostra di arte e scienza “IMPREVEDIBILE, essere pronti per il futuro senza sapere”. Articolata in sei sezioni e ispirata da un’idea del collezionista e filantropo Marino Golinelli, è stata curata da Giovanni Carrada per la parte scientifica e da Cristiana Perrella per quella artistica; si avvarrà di un allestimento firmato dallo studio Mario Cucinella Architects. L’esposizione, la settima in ordine di tempo nel percorso di indagine sulla contemporaneità intrapreso dall’istituzione nel 2010, traccerà un’ipotesi di futuro a partire dalle opere, tra gli altri, di Pablo Bronstein, Tomas Saraceno e Ai Weiwei. Resterà aperta fino al 4 febbraio 2018.
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