Dalla terra cruda alla città del domani: intervista all’architetto Mario Cucinella

Pubblicato
11 May 2021

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Una conversazione con l’architetto Mario Cucinella che con il suo studio e WASP ‒ World’s Advanced Saving Project, in collaborazione con SOS – School of Sustainability, ha recentemente ultimato la realizzazione del primo modello di abitazione ecosostenibile stampato in 3D interamente in terra cruda


A qualche settimana dall’ultimazione di TECLA – Technology and Clay, il primo modello innovativo di abitazione ecosostenibile stampato in 3D in terra cruda, incontriamo l’architetto Mario Cucinella. Il progetto prende le mosse da un’idea di WASP – World’s Advanced Saving Project – azienda leader nel settore della stampa 3D fondata da Massimo Moretti nel 2012 –, ed è stato sviluppato dallo studio MC A – Mario Cucinella Architects in collaborazione con il centro di formazione post-universitaria SOS – School of Sustainability. Realizzata e collocata a Massa Lombarda (Ravenna), TECLA è modello circolare di abitazione che propone come possibile risposta alla crisi abitativa della nostra epoca, puntando sulla peculiare combinazione fra l’impiego di materiali naturali, basici e disponibili alle diverse latitudini, e il ricorso a tecnologie avanzate. I suoi circa 60 metri quadrati di spazi interni, infatti, sono l’esito del lavoro congiunto di due bracci stampanti sincronizzati, che hanno operato nell’arco di 200 ore gestiti da un software. Tempi e modalità di esecuzione del prototipo potrebbero incoraggiare ulteriori sperimentazione in questo campo, favorendo la costruzione di ulteriori moduli abitativi indipendenti nell’arco di pochi giorni.

Dal punto di vista tecnico, quali sono state le principali sfide poste dalla progettazione e realizzazione di TECLA?Le difficoltà incontrate riguardano soprattutto il fatto di costruire per la prima volta una casa che sta in piedi da sola interamente con la terra. Ovviamente, prima di arrivare a TECLA, erano stati fatti degli esperimenti da Massimo Moretti (Fondatore di WASP ‒ World’s Advanced Saving Project, N.d.R.) e molto abbiamo lavorato in ambito digitale, ovvero nella simulazione della preparazione di questo edificio, tenendo conto della consistenza della terra, dello spessore dei muri, della tenuta della struttura. Il lavoro preparatorio è stato molto impegnativo; ulteriori problematiche sono sorte in fase di produzione, ad esempio in termini di tempi di asciugatura della terra e di ventilazione delle pareti. Devo dire che il risultato è molto buono.

TECLA è un prototipo. Possiamo considerarlo il punto di partenza di un processo destinato a future evoluzioni?Assolumento. Si tratta di un esperimento che dimostra che si può fare una casa monomaterica, fatto con la sola terra, e in grado di stare in piedi e di possedere una sua ‘forza’

.Nei mesi estivi, e dunque con l’incremento delle temperature, verrà monitorata? Sarà oggetto di specifici controlli?Il tema adesso è soprattutto il monitoraggio dell’andamento delle temperature e con l’arrivo dell’estate faremo una prima campagna di misurazioni. Dalle simulazioni compiute, TECLA è una casa che non avrebbe bisogno di nessun tipo di impianto sul fronte energetico. Va precisato, infatti, che l’operazione aveva più obiettivi: oltre a costruire una casa con la terra che si a disposizione nelle vicinanze, ovvero senza il trasporto di materiale e senza ricorrere al cemento, puntavamo a renderla autonoma, senza che avesse bisogno di apporti energetici di nessun tipo. Si tratta di una sfida che è ricorrente in questa fase storica: sul tavolo c’è l’ambizione di costruire a zero emissioni di CO2. Tuttavia il raggiungimento della ‘quota zero’ è anche un po’ paradossale, perché nell’edilizia non esiste. Piuttosto è necessario agire cambiando dei parametri, come provare a utilizzare la terra, con i vantaggi che ne conseguono.

È alle porte la Biennale di Architettura di Venezia. A distanza di tre anni dalla sua esperienza di curatela del Padiglione Italia e con le recenti esperienze, così diverse, di TECLA e di interventi di rigenerazione urbana su vasta scala, come SeiMilano, come risponderebbe al tema-quesito lanciato ai partecipanti di questa edizione della kermesse, ovvero ‘How will we live together?’In realtà credo che stiamo già sperimentando come riuscire vivere insieme: in questo pianeta siamo già oltre 7 milardi di abitanti. Piuttosto che chiederci‘How will we live together?’, forse potremmo domandarci come vivere meglio insieme. Cruciale è il tema delle città, che pure è molto diverso a seconda dei paesi: Milano è imparagonabile a una qualsiasi città africana, così come a una metropoli che supera i 20 milioni di abitanti. Dunque è impossibile rispondere senza interrogarsi sul dove si vive ed è necessario declinare la domanda alle diverse scale geografiche. Penso che essendo state le città il fulcro dello sviluppo dell’umanità – e anche dopo la pandemia non saranno abbandonate –, sia ora arrivato il momento di intervenire su specifici fronti. Le città hanno bisogno di essere migliorate dal punto di vista dei servizi sociali, oltre che di diffusione dei servizi di cura delle persone; va ridefinito il rapporto con la natura e il verde pubblico, che sembrava fosse un argomento scomparso negli ultimi decenni. Nonostante tutto le città restano i luoghi delle opportunità, anche se qui sono più considerevoli che altrove le disuguanze sociali e le disparità. In questo periodo assistiamo, soprattutto in Europa, a una progressiva presa di consapevolezza su questi temi e molto sindaci, anche di città grandi, stanno prendendo impegni, talvolta molto ambiziosi, per il futuro.

Per quanto riguardo l’Italia, questo processo forse è più evidente a Milano che altrove. Con il suo studio sta lavorando anche a Roma. Come procede il cantiere della nuova sede del rettorato universitario di Roma Tre? E portando avanti in contemporanea cantieri nelle due principali città italiane, quali differenze rileva fra i loro contesti urbani?Stiamo terminando il polo universitario, che ricade nella riqualificazione dell’area Ostiense-Marconi-Garbatella; prevediamo di concluderlo per l’estate. È uno dei pochissimi interventi di questo tipo in corso a Roma, circostanza che fa riflettere. In questo ambito, Milano ha messo una marcia in più, perché ha creduto nella contemporaneità e nel fatto che le città vanno rinnovate anche al proprio interno. Si tratta di un passaggio che Roma deve ancora compiere: è una città con un alto potenziale, attualmente alle prese con varie problematiche, dalla viabilità al trasporto pubblico. Forse sta facendo fatica a immaginare se stessa.

E allontanandoci dal fronte urbano, in questo momento MC A Mario Cucinella Architects sta operando anche nell’entroterra pisano, in Toscana…A Peccioli (Pisa), nella campagna toscana, stiamo facendo un grande intervento che riporta al centro del dibattito il tema sulle aree interne, già affrontato in occasione di Arcipelago Italia (si tratta del progetto curatoriale dell’architetto Cucinella per il Padiglione Italia alla Mostra internazionale di Architettura di Venezia del 2018, N.d.R.). Il rilancio dei piccoli e medi centri italiani, che giocano una partita importante per il futuro del Paese, passa anche attraverso l’architettura contemporanea. In particolare, a Peccioli, stiamo costruendo una piazza nuova con un grande ponte che si getta verso il paesaggio, una biblioteca nuova, residenze per artisti, un’area espositiva e un ristorante. Il cantiere, anche in questo caso, è alle battute finali.

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