Il mio giro del mondo sulle tracce del passato per l’architettura di domani

Pubblicato
28 Sept 2021

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Nel suo saggio edito da Quodlibet viene disegnata una sorta di mappa attraverso dieci storie per progettare le città del futuro, più sostenibili e inclusive

Di Emanuela Giampaoli

Il cohousing? È nato in Cina intorno all’anno mille, solo che si chiamava Toulou. La termoregolazione? È vecchia come il mondo come testimoniano le città del vento in Pakistan. E pure le città sotterranee per sfuggire a climi ostili, come succede a Montreal, esistono da prima di Cristo. Lo racconta l’architetto Mario Cucinella nel suo saggio appena uscito per Quodlibet “Il futuro è un viaggio nel passato. Dieci storie di architettura”, in cui disegna una sorta di mappa di luoghi rilevanti per progettare le città di domani. Sostenibili e inclusive.

Architetto Cucinella, è il meno tecnico dei suoi libri ma pure quello in cui si trovano le ragioni più profonde del suo pensiero. Come nasce? «All’origine doveva esserci il regalo per i miei sessant’anni compiuti il 29 agosto del 2020, un viaggio intorno al mondo, saltato per Covid. Volevo tornare nei luoghi che mi avevano affascinato e ispirato nel lavoro, metterli in fila per fare un discorso coerente, si pensava anche a una serie tv, sulle tracce che l’uomo ha lasciato nei secoli in cerca di un rapporto di empatia con l’ambiente, dell’uso razionale delle risorse naturali. L’ho fatto con un libro. Non con intenti nostalgici, ma semmai per capire quali spunti dal passato potessero arrivare per rispondere agli obiettivi dell’agenda 2030. Per far pace con il pianeta». […]

Qual è quello che le è piaciuto di più? «Gli stepwell di Ahmedabad in India. Sono riserve d’acque. Potevano essere solo dei pozzi, sono invece edifici praticamente rovesciati, si scende e ad ogni piano si incontrano piccole stanze, si prova una sensazione di frescura. La luce si fa sempre più flebile, ma l’iride si dilata progressivamente, e poco dopo la scarsa luce è sufficiente per cogliere ogni piccolo dettaglio, le figure scolpite a migliaia sulle colonne. Un luogo davanti al quale mi sono chiesto cosa fare affinché l’architettura torni ad emozionare così».

Nel suo viaggio ci porta anche alla scoperta di uno strano gelato. «È una storia divertente quella del gelato di Marco Polo. Nel Milione l’esploratore racconta che in Iran, vicino a Yazd, nel 1270 gli venne offerta una sorta di granita a base di noodle di riso, frutta secca e sciroppo. Una strana combinazione, ma il punto è che era nel deserto. Come? La risposta sta probabilmente nelle case del ghiaccio, yakhchal in persiano, particolari edifici progettati appositamente per produrre ghiaccio nelle aree desertiche. Capolavori di ingegneria, un sistema di conoscenze tecniche, fisiche e architettoniche che fa parte delle tante lezioni perdute che dovremmo recuperare».

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