Intervista. Viaggio in Italia … verso la Biennale di Architettura

Pubblicato
16 Apr 2018

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Di Costanza Rinaldi

L’architetto Mario Cucinella racconta arcipelago italia, il progetto espositivo che firma per il Padiglione Italia della 16esima biennale dell’architettura. un cammino tematico che inizia dall’Arco Alpino e si tuffa nel Mediterraneo.

Dai piccoli borghi alle grandi zone agricole. È l’Italia più autentica, quella composta dalle piccole realtà il paesaggio che emergerà dal prossimo Padiglione Italia ospitato all’interno della 16esima Biennale di Architettura in programma dal 26 maggio al 25 novembre. A curare l’esposizione è stato chiamato dal MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) Mario Cucinella che ha voluto dare una “lettura dell’architettura contemporanea alternativa a quanto avviene nelle città metropolitane, una parte minore nel Dna dell’Italia”. Se nell’edizione del 2016, il progetto firmato da TAM Associati aveva scelto di rendere protagoniste le periferie, questa volta infatti è quel 60% di territorio italiano con solo il 25% della popolazione ad esserlo, perché minacciato da fenomeni di spopolamento, invecchiamento della popolazione e impoverimento, e spesso vittima di fragilità del terreno e alto rischio sismico. Insieme a un team composto da sei studi di architettura emergenti (AM3 Architettura, BDR Bureau, Diverserighe Studio, Gravalos Di Monte Arquitectos, Modus Architects, Solinas Serra Architetti) e con la collaborazione di alcune università locali, Cucinella ha disegnato un percorso espositivo che rivolge l’attenzione alle aree interne dello stivale, alla dorsale che corre dall’arco alpino, lungo l’Appennino e fino nel Mediterraneo, smaterializzando le diversità tra nord e sud ma definendo quello che l’architetto ha voluto chiamare, appunto, Arcipelago Italia.

A giugno ha fatto una call for action per curare il Padiglione Italia. Come è nata l’idea di un’operazione del genere?
L’Italia è un paese composito, sul suo territorio abitano tante realtà e identità che coesistono tra loro e che ne fanno la forza. L’architettura può fare molto, forse può arrivare laddove la politica non riesce, perché il nostro è un lavoro di responsabilità sociale. Volevo dar voce al mondo dell’architettura empatica, quella che si esprime in piccole azioni di miglioramento e di dialogo.

Cosa ne è emerso? 
Mettere in atto questa politica di ascolto ci ha permesso di riconoscere le motivazioni per cui l’architettura contemporanea sembra non essere più in grado di interpretare il territorio e i suoi abitanti e quindi farsi portavoce delle esigenze più attuali. In Italia ci sono 144.000 architetti, sono loro a cui bisogna dar voce.

Alla fine sono arrivate più di 500 candidature per arrivare a una sessantina di progetti. Come ha lavorato in questo senso?
Ho scelto i progetti, non i progettisti. In alcuni casi non so neanche il nome degli studi che hanno partecipato alla nostra call. Credo che in questi ultimi decenni non sia stato investito abbastanza sull’architettura contemporanea, e che questa sia stata vista semplicemente come un adeguamento ai nuovi bisogni. Quello che m’interessava invece è appunto la progettualità architettonica empatica, quell’architettura che si rivolge al piccolo e che cerca di trovare un modo per risolvere i nervi scoperti del nostro paese.

Cosa bisogna aspettarsi dal Padiglione Italia?
È stato concepito come un unico percorso che mira a coinvolgere il visitatore attraverso racconti, spesso suggestivi, rivolti al passato, al presente e che sfociano su scenari futuri e possibili. Un docu-film viene proiettato in apertura, come un’unica introduzione agli otto itinerari, rappresentati come altrettanti grandi libri, grazie ai quali scoprire i progetti selezionati. Cinque grandi tavoli in legno poi, realizzati da uno degli sponsor tecnici Riva 1920, rappresentano metaforicamente delle isole immaginarie e supporti per le proposte selezionate.

Le cinque isole di un arcipelago raccontano ciascuna un tema. Quale?
Se iniziamo il percorso dalle isole, si comincia trattando il superamento del modello architettonico degli ospedali nostrani, a favore di nuovi spazi per la cura e la degenza della popolazione anziana: la zona della Barbagia con la piana di Ottana in Sardegna, famosa per la longevità dei suoi residenti, è il caso studio. In Sicilia invece si parla della tutela del patrimonio artistico con il recupero del Teatro di Consagra a Gibellina. Spostandosi sulla terra ferma, una tappa è in Basilicata per rivolgere l’attenzione verso il tema molto spinoso in Italia della mobilità lenta e veloce attraverso l’analisi della situazione dei territori della Valle del Basento con gli scali ferroviari di Ferrandina e Grassano. Poi c’è il tema della ricostruzione dalla dimensione duplice (temporanea e permanente) dei terreni colpiti dai sismi con Camerino come città-studio e infine, il bosco e la filiera produttiva del legno, per un vero e proprio rilancio del settore a partire da un luogo senza confronto come l’Appennino Tosco-Emiliano, con particolare attenzione al Parco delle Foreste Casentinesi. Sostenibilità e ambiente, inclusione sociale e condivisione, terremoti e memoria collettiva, lavoro e salute, rigenerazione e creatività contemporanea: questi sono i macro temi che corrono lungo tutto l’Arcipelago Italia di Mario Cucinella e che toccano in maggior misura i borghi e i piccoli paesi, vera esemplificazione dell’identità italiana, elementi distanti dalle grandi città sia per scala che per stratificazione storico-culturale. Sotto l’illuminazione firmata da iGuzzini (secondo sponsor tecnico della mostra) il Padiglione Italia (sostenuto e promosso dal MiBACT con un investimento di 600.000 Euro) quest’anno si presenta quindi come un hub e un acceleratore di proposte architettoniche concrete, caratterizzato dall’ambizione di trovare risposte per il futuro territoriale di un paese tanto eterogeneo quanto delicato come l’Italia.

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