La scuola che verrà parte dalla fiera. Cucinella: «Uno spazio con identità»

Pubblicato
25 Aug 2020

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L’archistar spiega il triplice istituto superiore al padiglione 34: «Un’opportunità anche per altri edifici» In Viale Aldo Moro oltre alle aule, una strada con sedute, monitor, tanto verde e un bar per la merenda.

di Federica Diari Samoggia

Una strada con sedute, punti di aggregazione (a distanza e con mascherina), grafiche lungo il cammino, sulle pareti, monitor lcd e soprattutto tanto tanto verde. Perché, anche se siamo dentro la fiera, i ragazzi hanno diritto alla bellezza e alla normalità. Incluso il bar perla merenda. Eccolo il triplice istituto superiore al padiglione 34 firmato dall’archistar Mario Cucinella dove il 14 settembre riecheggerà la campanella per i 1.600 studenti dei licei Sabin e Minghetti e del Sirani, la parte sociale dell’lis Pier Crescenzi Pacinotti Sirani. Oltre a docenti e collaboratori scolastici. Due gli accessi, entrambi su viale Aldo Moro di fronte all’Assemblea legislativa: uno per Minghetti e Sabin e uno per il Sirani. Temporanea fino a che il Covid lo imporrà, ma differente nei suoi 11mila metri quadri i cui lavori partiranno lunedì, con il montaggio dei pannelli-muri per formare le 73 aule (26 del Minghetti e del Sabin: 18 del Sirani più le tre Covid) per terminare due settimane dopo. Ma forse anche prima. E con i banchi al loro posto, sedie rotanti incluse, che la Città metropolitana ha ordinato, a maggio, per tutte le superiori che ne hanno fatto richiesta. In particolare, 3.100 banchi, 2.340 sedie, 160 poltroncine per insegnanti, 121 cattedre e 117 lavagne.

Una sfida che Daniele Ruscigno cui la Città metropolitana ha affidato la delega alla Scuola, ha lanciato e vinto per dare a tutti gli studenti un banco, in sicurezza. «II progetto dell’architetto Cucinella – commenta – è molto bello oltre che interessante con molti spunti di riflessione» anche per i prossimi cantieri. «A lui va il nostro ringraziamento per averci dato un aiuto prezioso».

Si tratta di un progetto unico perché, spiega Cucinella che ha disegnato a tempo di record, «volevamo far sì che i ragazzi non entrassero in un padiglione della fiera, ma in un luogo con un’identità precisa». Un luogo che non avesse «solo aule, ma dove poter sperimentare», dice l’architetto. «Ogni scuola ha una strada, con grafica a tema e i colori che hanno scelto». Una strada, osserva Cucinella, «che non ha solo la funzione di condurre alle aule perché altrimenti sarebbe solo un labirinto», ma dà l’occasione ai ragazzi di incuriosirsi, provare. La grafica indica questa direzione. Da tempo Cucinella ha messo la sua matita al servizio dell’edilizia scolastica. «Stiamo lavorando su molti istituti rivela. II tema mi sta accompagnando nel mio lavoro». Anche perché costruire una scuola non significa certo solo progettare aule a norma. Le tre superiori in fiera, per Cucinella, sono diventate quindi «un’occasione per tentare qualcosa di diverso». Per sperimentare. Insomma, in una parola: «Un’opportunità. In passato abbiamo costruito edifici anche un po’ bruttini, ora dobbiamo cambiare». Primo step, per l’architetto, «una riflessione pedagogica: la scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma una comunità». Inoltre, ragiona, «è anche uno spazio in cui è importante che il ragazzo si riconosca».

Insomma la fiera come punto dí partenza di una considerazione a più ampio raggio che, sotto le Due Torri, in un futuro non molto lontano riguarda altri spazi come la nuova succursale dell’istituto Aldrovandi Rubbiani in via Don Minzoni, dietro la succursale del liceo Galvani o il polo dinamico in zona liceo Copernico il cui cantiere è più che imminente.

Del resto, sottolinea Cucinella, «il ruolo dell’architetto non è solo porre domande, ma anche dare risposte». E la scuola in fiera lo è.

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