Lucania laboratorio architettonico

Pubblicato
04 May 2018

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«Alla Biennale di Venezia ho portato il case history della Città dei Sassi» Mario Cucienlla

Matera e gli scali ferroviari di Ferrandina e Grassano, ” l’Abitazione per la Pace” in fase di realizzazione a Scanzano Jonico, la Basilicata come nuovo laboratorio architettonico, la riqualificazione delle periferie attraverso la sostenibilità ambientale degli edifici, la professione di architetto; ne abbiamo parlato con Mario Cucienlla, architetto di fama internazionale, curatore del Padiglione Italia, con la mostra-itinerario “Arcipelago Italia” alla 16. Mostra Internazionale di Architettura de la Biennale di Venezia in programma dal 26 maggio al 25 novembre 2018.

Mario Cucienlla è il fondatore di Mario Cucienlla Architects. Nel 2017 l’ American Institute of Architects (Aia) gli conferisce il prestigioso Honorary Fellowship Award. Nel 2016 il Royal Institute of British Architects (Riba) lo nomina International Fellowship. Nel 2012 fonda Building Green Future, organizzazione no-profit con l’obiettivo di integrare architettura sostenibile e energie rinnovabili per migliorare le condizioni di vita e l’accesso alle risorse nei paesi in via di sviluppo. Nel 2015 costituisce a Bologna S.O.S. – School of Sustainability, una scuola volta alla formazione di nuove figure professionale nel campo della sostenibilità.

 

Intervista di Cataldo Colella a Mario Cucinella.

Arcipelago Italia è il titolo del Padiglione Italia alla XVI Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia da te curato, diviso in tre macroaree: Itinerari – Futuro – Progetti Sperimentali. Uno dei   cinque progetti sperimentali è legato alla Basilicata e in particolare agli scali ferroviari di Ferrandina e Grassano. Come è avvenuta la scelta di questo progetto sperimentale?

Abbiamo scelto 5 luoghi anche un po’ simbolo dei problemi che questo paese ha, li affrontiamo sempre con un’idea positiva, guardiamo a questi 5 temi dicendo: non si possono fare operazioni di critica, occorre fare un operazione progettuale, propositiva. La scelta di Matera è anche legata alla sua nomina alla Capitale Europea della Cultura nel 2019 quindi ci è sembrato importante anticipare di un anno, attraverso la Biennale di  Architettura, la costruzione di un osservatorio privilegiato; l’altro elemento è che Matera è legata al tema degli scali ferroviari, della connessione lenta e veloce, la difficoltà di raggiungere un luogo    come questo; la Valle del Basento, con gli scali ferroviari di Ferrandina e Grassano, è anche la metafora di questo paese, zone che dovrebbero svilupparsi ma non si sviluppano, temi legati alla connettività, il fatto  che non c’è solo l’alta velocità, ma c’è bisogno di studiare un sistema di reti e di connessioni che permetta a questi luoghi di non sparire; ecco i temi che tengono le persone insieme sono i servizi, quindi penso alle scuole, agli ospedali, a quelli che possono essere i servizi primari ma anche il sistema delle connessioni che non sono quelli del treno; di fronte anche ai cambiamenti dei prossimi anni penso soprattutto al mondo digitale che è entrato nel mondo dei trasposti in maniera forte.

Uno dei termini importanti di questa azione è la mancanza di un servizio diffuso di trasporto pubblico perché qui la gente su muove solo con i propri mezzi, ecco crediamo che quella rivoluzione digitale possa partire delle innovazioni per il trasporto pubblico nelle zone più difficili in questo momento, di accessibilità.

Le stazioni ferroviarie nel sud sono connotate dall’idea di partire. Si va in stazione per andare via, ecco noi vogliamo invece raccontate una storia che si va alla stazione perché si arriva, perché non è solo un punto di partenza per lasciare il paese ma è un punto di arrivo dove avere conoscenza, dove avere connessione, dove poter mettere insieme tutto questo sistema di valli, di montagne, di paesi e di comunità che chiedono, anche attraverso il dibattito che abbiamo avuto con la partecipazione dei comuni e dei sindaci, di restare ma che per restare hanno bisogno di tutti questo.

Allora perché non usare la valle del Basento come uno degli elementi che mette insieme anche i due fronti della valle, quindi questi paesi che vivono su questa grande vallata trovano nelle stazioni, che sono punti di collegamento veloci e lenti, i luoghi della formazione, della cultura e dell’incontro. Quindi un’opportunità, questo è un simbolo, perché gli scali ferroviari come quello di Ferrandina, sono un tema non solo della Basilicata, sono tanti i luoghi che si ripetono nel paese con stazioni che non sono funzionali che potrebbero avere un ruolo importante nella nuova dimensione di una nuova visione di una nuova mobilità del paese.

 

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