Mario Cucinella: la mia casa a kilometro zero

Pubblicato
05 Apr 2021

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Costruire case usando la terra cruda locale e una stampante 3D: un’idea affascinante che Mario Cucinella ha trasformato in realtà dopo quattro anni di lavoro con la SOS – School of Sustainability e WASP. Lo scopo? Provare la validità di modelli costruttivi adattabili alle diverse condizioni bio-climatiche del globo, per ridurre l’impatto dell’edilizia sull’ambiente.

Di Antonella Boisi

«La sostenibilità è più vicina di quanto non crediamo» dice Mario Cucinella. Per questo crede nelle potenzialità di TECLA, il frutto di un progetto sperimentale a quattro mani tra SOS – School of Sustainability, MC A – Mario Cucinella Architects e WASP di Massa Lombarda di Massimo Moretti: il primo prototipo multi-stampato in 3D di una casa costruita interamente in terra cruda di scavo che alla fine del suo ciclo di vita ritornerà alla terra.

«TECLA dimostra come, non andando a cercare l’innovazione nella materia bensì nel processo di ricerca, si potrebbero costruire abitazioni a chilometro zero e riciclabili, entrando nel merito della vera sfida della sostenibilità», spiega il progettista. «Perché continuare a realizzare edifici in modo tradizionale, trasformando materie prime che hanno subito processi industriali e che producono inquinamento e CO2  già durante la fase costruttiva, e chiamarli green è un ossimoro. Il concept di TECLA si basa sul fatto che non occorre più trasportare materia dato che è possibile usare solo la terra dei siti in cui si andrà a stampare in 3D. E questo già significa un’enorme riduzione sia ecologica che economica nell’impatto sull’ambiente».

Certo, questo modello abitativo, così chiamato in omaggio ai caratteri identitari del suo DNA (technology and clay / tecnologia e argilla) e anche in omaggio a una città immaginaria, descritta da Italo Calvino nel suo romanzo Le città invisibili come una “continua evoluzione urbana”, non risolverà i problemi della città o di una generazione.

«Ma può essere interessante soprattutto per i Paesi più in difficoltà, dove, anche sotto la spinta della crescita demografica, c’è necessità di nuovi spazi costruiti e non ci sono materie prime o risorse», continua Cucinella. «Lì, invece di spedire dei container, delle lamiere di metallo o altro, sarebbe bello portare dell’innovazione tecnologica, cioè il meglio che sappiamo fare, inviando sul posto tecnologie, come può essere una stampante, con cui realizzare tutto. Il progetto alla fine è quello di trovare una modalità per creare un’empatia vera con il clima e con l’ambiente, perché è questo che detta le regole, impone la forma e il tipo di architettura: è una storia vecchia come il mondo».

Questo “guscio” che ha acquisito il valore estetico-architettonico di una abitazione di circa 60 metri quadrati, formata da una zona giorno con cucina e da una zona notte con bagno, racchiusi in due gusci in terra cruda resi espressivi da un segno fluido e ininterrotto fino alle coperture, dove un un lucernario circolare veicola la luce zenitale all’interno degli ambienti, un sistema prevede la raccolta dell’acqua e il recupero di tutte le acque grigie, anche per irrigare il verde all’esterno, è stato già pensato per adattarsi potenzialmente alle condizioni bio-climatiche di ogni luogo. E questo è il suo plus.

«Tutto è iniziato nel 2019 prendendo spunto, come spesso succede, da una delle tesi del master dei ragazzi di SOS – School of Sustainability di MC A che lo studio ha ottimizzato con anni di lavoro e di ricerca sulle forme, sugli spessori dei muri, declinati in uno strato isolante e uno ventilante che definiscono la massa termica ottimale dell’involucro a seconda del clima, sui layout» racconta l’architetto.

[…] Gli arredi rispecchiano la filosofia di circolarità della casa: trasformabili, riutilizzabili, riciclabili. In parte sono stati stampati in 3D in terra cruda insieme ai muri, come i mobili a cassetto, il letto, il modulo della cucina. In parte fanno parte della linea MC D – Mario Cucinella Design – for Recycling; altri sono pezzi di SOS – School of Sustainability. Per il tavolo in legno sono stati utilizzati truciolari di scarto. Per i pavimenti è stata scelta una texture naturale appoggiata sul fondo di ghiaia con la terra battuta. Il ritorno alle origini in chiave di ri(evoluzione) è iniziato.

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