Non una città, né una periferia: le aree interne sono l’altro spazio.

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Non una città, né una periferia: le aree interne sono l’altro spazio.

Di Maria Fioretti

Il viaggio per immagini compiuto dell’architetto e curatore del Padiglione Italia alla Biennale Architettura di Venezia che ci mostra in 60 minuti una grande terra di mezzo, come un molo proteso nel Mediterraneo, rivelandoci un Arcipelago in cui le isole sono le aree interne, il 60% del Paese. […] Il regista Marcello Pastonesi,  intervistato da Orticalab.it, ha spiegato come è andata…

Cosa è giusto fare dopo un terremoto?
 Come ricostruire?
 Quanto possiamo sfruttare un bosco?
 Come ci sposteremo da un posto all’altro in futuro? Dove si vive meglio e più a lungo? E perchè?

Abbandono contrapposto a cura. E poi sostenibilità. Questi i temi che hanno dato il via all’idea di “Arcipelago Italia – Progetti per il futuro dei territori interni del Paese” scelto dal curatore, l’architetto Mario Cucinella, per il Padiglione Italia alla 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2018.

Il documentario che racconta la genesi di questa visioneL’altro spazio” è la naturale prosecuzione della mostra. […] Prodotto da SOMEONE e RAI CINEMA per la regia di Marcello Pastonesi e Carlo Furgeri Gilbert, racconta il viaggio di Mario Cucinella nelle aree interne d’Italia. Una grande terra di mezzo, come un molo proteso nel Mediterraneo, dove la tradizionale contrapposizione tra Nord e Sud si smaterializza, rivelandoci un Arcipelago, in cui le isole sono le aree interne dell’Italia, che come un molo avanzano nel Mediterraneo.

Spazi, luoghi, aree, che non sono città metropolitana e non sono periferia, ma che rappresentano il 60% del paese e sono appunto L’altro spazio: «Siamo partiti da Venezia e siamo tornati a Venezia – racconta Marcello Pastonesi – siamo passati per le Alpi, la Liguria, per l’Appennino, per la Sicilia e la Sardegna, risalendo verso la Puglia, in Alta Murgia. Passando per le foreste Casentinesi al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna. Abbiamo dovuto fare una scelta e non siamo riusciti a raccontare tutte le aree interne che con i loro progetti sono state selezionate per la Biennale, abbiamo scelte le più rappresentative in base agli argomenti».

In questi luoghi sono nate le arti, i mestieri, la conoscenza, che hanno dato vita alle città, con le loro architetture, le loro piazze, il nostro patrimonio culturale prima, l’industria manifatturiera poi. Tagliate fuori dalle reti di trasporto che connettono i grandi centri urbani, queste aree si sono spopolate e vivono spesso nell’abbandono.

Cucinella ha incontrato i luoghi e le persone che li abitano. Un pastore che ancora fa la transumanza in Alta Murgia, la pittrice che racconta storie dipingendo murales sui muri delle case di Orgosolo, gli abitanti di Gibellina nuova, la città nata sulle macerie del terremoto del Belice, ricca di opere d’arte di un valore immenso, ma incompiute e abbandonate. E poi ancora un frate Camaldolese, l’ordine che per mille anni si è preso cura delle Foreste Casentinesi. Le aquile solitarie, fuggite dalle metropoli, che vengono da ogni parte del mondo e lavorano grazie alla banda larga del progetto visionario del Borgo Telematico di Colletta di CastelBianco.

«La domanda alla base di tutto era: che cosa può fare l’architettura e l’architetto per rilanciare le aree interne e portarle a nuova vita? Cucinella avrà certamente trovato le risposte che cercava, io come regista ho colto l’occasione di conoscere posti in cui di solito si è solo di passaggio, mi sono fermato ed è stata una scoperta interessante ad ogni tappa».

Marcello Pastonesi […] è un documentarista e Mario Cucinella lo ha incontrato la prima volta nella striscia di Gaza: «Stava costruendo una scuola, io seguo molto gli esteri e mi trovavo lì nello stesso periodo. Ci hanno fatti incontrare ed è nato così il nostro primo lavoro sul centro per l’infanzia di Um al Nasser. Purtroppo i continui scontri a Gaza lo hanno distrutto. Abbiamo fatto insieme due viaggi e siamo rimasti in contatto».

Di questo peregrinare tra il Nord e il Sud interno del Paese ricorda in modo particolare un episodio successo a Gibellina, in Sicilia: «E’ un luogo particolare, diviso tra la parte vecchia colpita dal terremoto e quella nuova che si deve alla ricostruzione. Un pastore con le sue quattro pecore dice che si vive meglio a Gibellina nuova, perché quella vecchia era ripida, faticosa, mentre oggi il paese è ampio, pieno di prati. Intanto all’interno di un teatro si teneva un convegno e chi era al tavolo diceva esattamente l’opposto, lamentandosi di una mancanza di contatto e di senso della comunità. Cucinella, senza aver sentito il pastore, aveva la sua stessa opinione. Lì ho scoperto meglio Mario e ne ho apprezzato il buon senso, la praticità. Ho visto in lui quello che avevo visto nel vecchio pastore, piuttosto che le speculazioni di chi ragionava dall’alto senza aver mai vissuto a Gibellina».

Sostenibilità intesa come sostegno, aiuto, come un dovere civico, prendendo in prestito il significato dalla musica, dove Il sustain è la durata di una nota. Se l’ambiente in cui viviamo è una nota musicale, può l’architettura aiutarlo a durare nel tempo? «Abbiamo scelto di chiamare il documentario L’altro spazio per dare il senso di uno spazio immenso fuori dal concetto di città metropolitana e anche da quello di periferia, che racconta l’Italia nei suoi rapporti con la natura, con territori a volte difficili, ma potenti, carichi di cultura».

Per maggiori informazioni sul Docufilm e sulla possibilità di organizzare proiezioni: comunicazione@mcarchitects.it

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