Siamo indifendibili ma necessari
26/05/2018
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L’Italia invisibile del Padiglione “Cucinella”: un messaggio che va oltre il tempo di una Biennale
28/05/2018

Padiglione Italia, va a quel paese

Padiglione Italia, va a quel paese

Di Gabriele Neri

Cari architetti, andate a quel paese: fuori dalle città, suggerisce il Padiglione Italia alla Biennale 2018, a vedere che cosa succede tra foreste, borghi e piccoli centri, là dove terremoti, crisi economiche e spopolamento minacciano società’ e cultura. L’invito viene da Mario Cucinella, architetto-curatore di questa edizione, che ha deciso di spegnere i riflettori sui fenomeni macro-urbani e rilanciare l’altro lato della penisola: l’Italia interna, pari al 51% dei Comuni e al 58% della sua superficie.
Cucinella non è l’unico, di questi tempi, a guardare oltre la città. «The future is in the countryside» è l’ultimo slogan di Rem Koolhaas, che dopo aver coltivato per decenni i deliri metropolitani sta lavorando a una grande mostra sulle trasformazioni del mondo rurale. A Venezia, una prospettiva simile si trova anche nel padiglione cinese, intitolato «B.uilding a Future Countryside».

Arcipelago Italia – questo il titolo del padiglione – comincia con un’indagine esplorativa che va dall’arco alpino alla dorsale appenninica, con una puntata in Sardegna. Si incontrano esempi virtuosi, esposti nella prima sala, su pannelli illuminati che sembrano enormi libri aperti: una guida della provincia architettonica con indicati i rifugi eretti contro speculazione, incuria e calamità. Piccoli atti, a volte banali a prima vista – un parcheggio, una baita, una passerella pedonale – ma in realtà decisivi per il territorio. Purtroppo sono eccezioni: «in un contesto caratterizzato dall’emergenza post-sisma e dalla necessità di ricostruire, si trovano pochissime opere contemporanee di qualità».

Il Viaggio in Italia di Cucinella rievoca quello fatto da Guido Piovene in un paese sospeso tra ricostruzione e boom economico, per la volontà di scoprire le sfumature della realtà dietro alle cartoline. Vengono in mente anche le indagini di Giuseppe Pagano (1936) e Kidder Smith (1955) sull’architettura rurale, vista come possibile fonte di insegnamento per i moderni progettisti. Nell’Arcipelago, tuttavia, non si cerca la lezione del passato, né si possono separare tradizione e modernità in modo netto. Si rivela piuttosto un patrimonio costruito e naturale risultato ai terremoti e cattive politiche, esodi e invecchiamento, ma anche del miracolo del web, dell’artigianato 2.0, di inediti punti di vista.

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