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Qual è il valore della rigenerazione urbana per i cittadini?

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Articolo a cura di Erika Ruffoni

Il modo in cui concepiamo le città è cambiato negli ultimi anni, e questo cambiamento di prospettiva può migliorare l’intero ecosistema in cui viviamo. Cosa significa rigenerazione urbana, e qual è il suo valore per la società? Ne abbiamo parlato con l’Architetto Marco Dell’Agli, Project Director di Mario Cucinella Architects.

La rigenerazione urbana dovrebbe essere un’opportunità per la società ed i cittadini: ha in mente alcune case history e alcune situazioni in cui si sia rispecchiato questo concetto?
«Le nostre città sono cresciute rapidamente nell’ultimo secolo e hanno inglobato al loro interno ex-aree industriali, militari, demaniali, ferroviarie. Sono segni di un modo di vivere non più attuale, con cui dobbiamo fare i conti. Oggi possono costituire un’opportunità unica perché le nostre città si rigenerino dall’interno. Il progetto simbolo di queste trasformazioni secondo me è l’Highline di NewYork, che da ferrovia sopraelevata è stata trasformata in un parco lineare di 2,5 km che si snoda per Manhattan. In Italia con il nostro studio siamo impegnati in numerose trasformazioni che vanno dal Rione S. Berillo nel pieno centro di Catania alle Caserme Testafochi ad Aosta che diventeranno la sede per la Nuova Università Valdostana».

Quanto hanno contribuito questi interventi sulla qualità della vita e il benessere dei cittadini, oltre che degli abitanti dell’area?
«Utilizzando le parole di Jaime Lerner, gli edifici possono funzionare come una sorta di “Agopuntura Urbana”, che crea nuova energia e rivitalizza un’area “malata” o “sofferente” e i suoi dintorni. Esattamente come nell’approccio medico, questo intervento innescherà un effetto a catena positivo aiutando a curare e a migliorare l’intero sistema. Questo è l’approccio che guida la nostra filosofia e il lavoro del nostro team su progetti di edilizia finalizzati alla rigenerazione delle periferie urbane e al rispondere alle esigenze in continua evoluzione della società moderna».

Gli immobili non sono più solo servizi, ma investimenti nel futuro delle persone e della società. Com’è avvenuto questo cambiamento di prospettiva?
«In questo percorso va riscoperto “l’ascolto” delle comunità locali, perché sono loro i primi beneficiari di queste trasformazioni. Ecco che PARTECIPAZIONE, RESILIENZA e SOSTENIBILITÀ sono le parole chiave con cui intraprendere questo percorso. Occorre andare oltre le emissioni di CO2: dobbiamo costruire progetti sostenibili, ma al contempo restituire dignità e vivibilità, perché il nostro lavoro torni ad avere un ruolo di responsabilità sociale».

Quanto, il business ed il mondo che cambia sempre più velocemente, hanno influito sul ripensamento degli edifici?
«Sono trasformazioni che vanno cavalcate con rapidità, altrimenti i processi edilizi che sono inevitabilmente più lenti rischiano di arrivare in ritardo.Ci sono molti esempi di operazioni che una volta finite hanno trovano un quadro esigenziale diverso e sono finite male. Per questo le parole chiave deve essere flessibilità e adattabilità.Credo che questa sfida coinvolge a tutto tondo le amministrazioni, la politica, gli investitori e i progettisti, perché anche singoli progetti di qualità possono contagiare ciò che li circonda.Un lavoro di squadra dove la sensibilità dell’architetto deve essere accompagnata da una multidisciplinarità di competenze, per cogliere al meglio la complessità del sistema reale dove si opera». […]

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