Sostenibilità non solo per risparmiare energia ma anche per migliorare la vita negli edifici

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Sostenibilità non solo per risparmiare energia ma anche per migliorare la vita negli edifici

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Lo studio bolognese Mario Cucinella Architects racconta la sfida per un futuro più green, dall’ospedale-giardino ai materiali intelligenti. «Il problema non è tanto il cambiamento climatico, occorre modificare la cultura»

Integrare soluzioni di design e tecnologie green per fare in modo che gli edifici diventino produttori di energia, con zero emissioni di carbonio e senza ricorrere a combustibili fossili o al consumo di risorse naturali limitate. È solo uno degli obiettivi che si pone Mario Cucinella, titolare di MC A uno degli studi di progettazione italiani più attivi sul tema della sostenibilità. «Siamo di fronte a una vera rivoluzione in questo campo», spiega l’architetto a capo di un team formato da novanta collaboratori divisi tra le sedi di Bologna e New York. «Per molti è una questione di marketing, la verità è che per fare edifici con queste caratteristiche bisogna migliorare moltissimo le competenze della progettazione. Siamo solo all’inizio: il problema non è tanto il cambiamento climatico, bisogna cambiare la cultura e per quello i tempi sono biblici». Ma se per avere edifici in grado di produrre energia la strada è ancora lunga, molto si può fare sul piano dell’efficientamento.

A settembre lo studio MCA – che al momento sta seguendo progetti nel settore sanitario (Ospedale San Raffaele di Milano, Città della Salute e della Ricerca a Sesto San Giovanni, Ospedale di Lecce), nel settore educativo (Aosta, Roma tre) e nel campo della sperimentazione tecnologica (Torre Unipol a Milano e Viertel Zwei a Vienna) […]

Il progetto per il nuovo Polo chirurgico e delle urgenze I.R.C.C.S. dell’Ospedale S. Raffaele di Milano ne è un esempio. «Una richiesta della proprietà – spiega Cucinella – è stata di avere una facciata molto performante. Abbiamo pensato a un edificio chiuso, che ha bisogno di pochissima energia per il riscaldamento perché trattenendo il calore e avendo poco guadagno termico richiede poco raffreddamento. Se un edificio è ben progettato, migliora molto il comfort. Il tema della sostenibilità quindi non è orientato solo a risparmiare dei kilowatt ma a migliorare la vita all’interno degli edifici». Quel che è certo è che nel settore ospedaliero la possibilità di crescita è enorme. «Le nostre strutture sanitarie sono state in gran parte realizzate 30 o 40 anni fa, quando ancora non si parlava di sostenibilità. È un tema poco affrontato nel settore pubblico. Stiamo parlando di edifici che hanno un costo economico elevato ma chiaramente investire sulla qualità ha un beneficio sul lungo termine molto importante».

Il rispetto per l’ambiente si traduce in una vera e propria complicità con il mondo vegetale in un altro grande progetto che sta impegnando lo studio, la Città della Salute e della Ricerca a Sesto San Giovanni. «È un complesso molto tecnologico, che però riprende anche una storia molto antica come quella che lega la medicina all’uso delle piante. Abbiamo proposto un sistema di blocchi di degenza alternati a dei giardini terapeutici, ognuno dedicato simbolicamente a un organo. È molto importante che questi spazi verdi diventino in qualche modo anche una forma di cura dal punto di vista psicologico, comunicando l’idea della vita. Come grandi macchine metalliche, gli ospedali sono spesso mondi ostili: attraverso le piante abbiamo cercato di umanizzare il rapporto con la tecnologia».

E i materiali? Quanto sono importanti in questa sfida? «Sicuramente la ceramica è uno dei segmenti in cui sono stati attivati processi di sostenibilità più interessanti. Gran parte dei prodotti vengono da filiere di riciclo. Poi ci sono anche le superfici antibatteriche e quelle che assorbono l’inquinamento. A mio avviso l’evoluzione in questo campo sarà verso materie sempre più intelligenti che hanno nel loro DNA la funzione da svolgere».

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