Museo D’Arte Fondazione Luigi Rovati, Mario Cucinella Architects

Pubblicato
20.5.24
Lettura
2 min
5 min

©Giovanni de Sandre

Il nuovo Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati a Milano è un museo innovativo, interdisciplinare, cross-temporale, emozionale che racconta l’apice dell’arte etrusca in dialogo con artisti contemporanei. Nucleo centrale del museo è un insieme di oltre 3000 pezzi che comprendono vasi, statue votive, opere di oreficeria e bronzi, tra cui il bronzo votivo di impareggiabile raffinatezza “Guerriero Cernuschi” considerato il simbolo del museo. Oltre 250 opere della collezione, che parlano della vita quotidiana e delle varie attività degli Etruschi, sono poste in intenso dialogo (mai banale e sorprendente) con opere contemporanee di Lucio Fontana, Arturo Martini, Pablo Picasso, Alberto Giacometti dimostrando come gli opposti (l’archeologia e l’arte contemporanea, l’antichissimo e il recentissimo) si somiglino più di quanto si creda. Un nuovo modello di museo, dunque, che non espone i reperti in modo cronologico ma li innesta con opere contemporanee che omaggiano la civiltà etrusca, come il vaso di Picasso con l’immagine di un banchetto etrusco o la testa di Arturo Martini, che si collega all’usanza di questo popolo di ornare gli edifici con effigi di Medusa cui si attribuiva la capacità di allontanare la malasorte. I reperti etruschi accostati alle opere contemporanee sono mostrati nei 3.300 metri quadri ricavati nello storico palazzo Ottocentesco e nel suo ampliamento ipogeo realizzato grazie allo straordinario progetto di recupero a cura dello studio MCA - Mario Cucinella Architects che ha pensato gli spazi architettonici come parte integrante dell’esperienza visiva dimostrando come può essere ripensato un museo archeologico del terzo millennio dal punto di vista dell’allestimento e della fruizione.

Archivio MCA
Archivio MCA

Il programma della Fondazione Rovati prevede, oltre agli spazi espostivi dell’importante collezione di reperti etruschi che si snodano al primo piano interrato e al piano nobile, una Children Room dedicata ai laboratori didattici per bambini, uno spazio per mostre temporanee, per lo studio, la ricerca e una sala conferenze (collocati al secondo piano), gli uffici (al piano ammezzato) e al piano terra un book shop (con focus specifico sull’archeologia) e un caffe bistrot con dehor (affacciato sul giardino interno del Palazzo) collegato con il ristorante dello chef stellato Andrea Aprea collocato all’ultimo livello. Il piano terra consente l’ingresso al giardino, aperto al pubblico senza obbligo di visita, gioiello nascosto di questo palazzo dove sono preservate le specie arboree esistenti in armonia con nuovi innesti plantari e vegetativi identitari del paesaggio dei giardini storici milanesi. Allo spazio ipogeo, dedicato alla collezione etrusca, si accede dall’ingresso principale al piano terra attraverso una scala che pare intagliata nella pietra. Lo spazio ipogeo, che si estende anche sotto il giardino del Palazzo, è un continuum che si articola armoniosamente in tre sale circolari e una grande sala ellittica voltate a cupola che generano un’atmosfera mistica e sospesa. Come racconta Mario Cucinella “volevamo costruire un’opera che diventasse parte del percorso emotivo del Museo. Questa raccolta è talmente potente che andava associata a un’architettura avvolgente, che si ponesse al di là del tempo per restituire un senso del tempo come flusso continuo”. Ispirato ai suggestivi tumoli etruschi di Cerveteri lo spazio è caratterizzato dal rivestimento in pietra forte fiorentina. La presenza del nuovo spazio ipogeo del Museo è sottolineato anche nel giardino grazie alle “cupole verdi”, leggeri movimenti di terra di forma circolare.

Archivio MCA

Dal piano interrato il percorso museale continua nel piano nobile, dove lo scenario cambia completamente e il rapporto tra opere antiche e contemporanee si inverte. I preziosi dettagli originali degli ambienti dell’antico palazzo patrizio, progettati negli anni Sessanta dall’architetto Filippo Perego, sono stati oggetto di un importante opera di restauro che ha permesso di conservare gli arredi settecenteschi, le boiserie e i camini in marmo che danno al museo un sapore di “casa ritrovata”. Gli ambienti del piano nobile sono arricchiti con opere site specific create da artisti contemporanei che convivono in un felice dialogo con i preziosi buccheri etruschi custoditi nelle alte vetrine restaurate appartenute all’edificio originario. Ogni stanza ha una forte personalità enfatizzata dalla ricerca cromatica che lega le opere allo spazio specifico, come il magenta tratto dall’acquerello di Luigi Ontani che ispira la cromia della splendida stanza verso il giardino interno che prende il nome dell’artista (un tempo Sala da Pranzo). Tra gli interventi sull’edificio esistente vi sono i due dehors simmetrici nel giardino che aumentano la superficie utile nelle aree di servizio del piano terra. La struttura leggerissima in bronzo realizzata da Capoferri Serramenti si caratterizza per i profili verticali a taglio termico con una sezione di pochissimi centimetri e il passo irregolare dettato dalla maglia pieni/vuoti della facciata del palazzo. Le grandi vetrate sono di tipo vetrocamera extrachiare e negli angoli che affacciano sulla bussola di accesso sono curve in pianta. Esse sono dotate di tende filtranti a rullo a scomparsa nel controsoffitto esterno della copertura per evitare l’irraggiamento diretto alle persone nei dehors. L’edificio è stato recuperato e ampliato prestando grande attenzione al tema della sostenibilità ambientale ed energetica. L’energia termica e frigorifera per la climatizzazione è ottenuta mediante sistemi a pompa di calore ad acqua di falda, annullando le emissioni di gas locali e garantendo la massima fruibilità di tutti gli spazi esterni senza emissioni acustiche rilevanti. La riduzione del fabbisogno energetico è ottenuta anche mediante un impianto fotovoltaico in copertura. Tutti gli spazi sono ventilati con aria di rinnovo, trattata e filtrata per garantire un’elevata qualità dell’aria interna.

©Duccio Malagamba

©Duccio Malagamba

Cupole in pietra
Le cupole che caratterizzano gli spazi ipogei sono supportate da profili calandrati in carpenteria metallica semileggera (IPE 120).  Le centine sono montate su tutto il perimetro dello scavo e hanno un doppio sistema di regolazione: verticale per la base e orizzontale in testa, dove si collegano con il solaio del piano terra. Il rivestimento in pietra delle cupole è realizzato per mezzo di oltre 30.000 conci di pietra, ognuno diverso dall’altro, di 5 cm di spessore e un metro di lunghezza estratti dalle cave tosco-emiliane di Fiorenzuola. Un secondo ordine di fissaggio con una seconda regolazione indipendente sulle centine permette la connessione delle strutture ai conci in pietra tagliati all’acqua. La sottostruttura metallica consente di governare il complesso sistema di progressiva sporgenza di un filare di conci sul precedente e di controllare il perfetto allineamento dei giunti orizzontali aperti di soli 5 mm tra un filare e quello successivo.I lavori di recupero delle pietre omogenee tra loro, il taglio, il montaggio e la calibratura garantite dal complesso sistema di “regolazione ad orologeria” per garantire il perfetto allineamento dei pochi millimetri di aria che sospendono le pietre sono imprese degne di note. Per ciascun concio specifici tiranti ancorati alla sottostruttura a telaio metallica che riproduce la cupola garantiscono di stabilire con estrema precisione orizzontalità e aggetto.I giunti aperti creano un vibrante gioco chiaroscurale nonché un effetto di sospensione enfatizzato dalla scenografica illuminazione integrata nelle forme organiche architetturali. Gli apparecchi per illuminazione lineare in Led monocromatici sono posizionati al disotto della pavimentazione e seguono il perimetro curvilineo degli ambienti. Il fascio luminoso diretto verso l’alto garantisce una luce radente che evidenzia volumi e texture dello spazio e crea un’atmosfera mistica e sospesa particolarmente efficace per il godimento delle opere. Per garantire le prestazioni acustiche dell’ambiente voltato i conci di pietra forte fiorentina degli ultimi strati sono stati sostituiti con pannelli acustici rasati con intonaco a base di polvere di pietra serena che la penombra della luce redente dal basso rende visivamente del tutto simili al resto del rivestimento.

©Giovanni de Sandre
©Duccio Malagamba

Vetrine triangolari e serramenti in bronzo
Nel progetto di allestimento ciascun elemento è concepito e disegnato nel dettaglio per diventare parte integrante della narrazione per generare una fruizione immersiva dei contenuti espositivi. Sotto le grandi cupole i reperti sono custoditi dentro grandi teche appositamente studiate per questo spazio in collaborazione con l’azienda leader nel settore delle vetrine museali Goppion. Le teche di forma triangolare e quadrangolare sono realizzate con un vetro prodotto ad hoc per eliminare qualsiasi effetto riflettente e caratterizzate da un sistema innovativo che consente di modificare l’orientamento delle luci con un magnete senza obbligare all’apertura delle teche o alla movimentazione dei preziosi oggetti ivi contenuti rischiando di danneggiarli.
Fin dalle prime fasi una grande attenzione è stata posta al tema della sostenibilità ambientale ed energetica. Le prestazioni dell’involucro dell’edificio storico sono state incrementate grazie alla coibentazione di tutte le murature storiche e alla sostituzione di tutti i serramenti con componenti sottili in bronzo ad alte prestazioni termiche progettati in collaborazione con l’azienda Capoferri Serramenti che li ha realizzati. L’elevata customizzazione di ogni componente di infisso permette la messa a punto di soluzioni innovative e originali risolvendo richieste che provengono dalla consistenza e particolarità dell’edificio esistente (con caratteristiche e limiti peculiari di un edificio d’epoca), dalle esigenze artistiche e architettoniche (date dal progetto e dalla cifra stilistica richiesta dallo studio MCA) e dal rispetto delle normative e dello use-case dato dalla destinazione d’uso, ovvero ambiente aperto al pubblico (museo + ristorante).
Le bussole d’ingresso principale al museo verso Corso Venezia sono un esempio di risoluzione  innovativa e originale di serramenti critici previsti dal progetto. Progettata e costruita come 2 vetrate parallele e uguali per funzionalità di dimensioni è caratterizzata da 4 ante mobili con profili in bronzo di sezione ridotta. Le 2 ante centrali pivotanti con apertura “va e vieni” fungono da ingresso e sono dotate di chiusura automatica, in modo da soddisfare sia il flusso confortevole del pubblico sia la funzione di uscita di emergenza. Le 2 ante laterali alle porte principali in condizione d’uso normale appaiono come vetrate fisse (grazie al profilo in bronzo estremamente ridotto). In caso di apertura totale per il transito dei mezzi esse si aprono a battente mentre le ante centrali pivotanti, una volta aperte e bloccate, possono scorrere lateralmente fino ad impacchettarsi sulle ante laterali aperte, lasciando tutto il vano di passaggio completamente sgombro. Tutti i meccanismi sono a scomparsa e il movimento di traslazione delle ante è motorizzato per maggiore semplicità d’uso e precisione.

Il cantiere
Uno degli aspetti tecnici più interessanti del museo è quello relativo alla realizzazione dei nuovi interrati, due nuovi piani realizzati sotto l’edificio esistere e sotto il giardino destinato al museo al piano e quello agli impianti tecnici.
Il cantiere ha previsto dapprima la demolizione della copertura, delle partizioni interne e la rimozione parziale del solaio del piano terra per ridurre il carico trasmesso alle fondazioni. L’ampliamento è stato poi realizzato con una tecnica innovativa che ha letteralmente sospeso l’edificio su un sistema di micropali in acciaio prima di avviare gli scavi sotto le fondazioni esistenti. La tecnica consiste nella realizzazione di una berlinese di micropali lungo il perimetro dell’edificio (infissione di tubi di acciaio Ø280 mm con miscela cementizia di 12 m ogni 40 cm) e in corrispondenza dei pilastri. Questi ultimi (diametro Ø 193,7 mm) sono inghisati alle fondazioni esistenti e collegati tra loro con dei profili di acciaio che a loro volta vengono incravattati alla base delle strutture originali. Per lo scavo è stata prescelta la tecnica top down per l’impossibilità di realizzare tiranti nelle berlinesi per contrastare le spinte orizzontali e a causa dei vincoli di contesto (altre proprietà, infrastrutture impiantistiche pubbliche) presenti in corrispondenza dell’edificio e del giardino. La flessione dei pali è stata contrastata dalla parziale realizzazione del solaio a livello -1 nel giardino e sotto l’edificio esiste. A scavo terminato quelli che erano semplici pali di fondazione hanno cambiato la loro funziono portante da fondazione a pilastro. Terminato lo scavo e realizzata la platea di fondazione e i nuovi pilastri di calcestruzzo armato in continuità con quelli esistenti i micropali che avevano sostenuto fino questa fase l’intero palazzo sono stati tagliati.
I sistemi ideati hanno permesso di scavare in sicurezza con deformazioni nell’ordine dei 5mm per garantire la stabilità statica e di preservare la conservazione delle facciate e dei solai senza indurre fessurazioni.

Scheda progetto

Anno: 2022
Committente: Fondazione Luigi Rovati
Area: 3.300 mq
Architectural, museum and interior design, art direction: MCA Mario Cucinella Architects
Project team: Mario Cucinella, Enrico Iascone
Project leader: Giovanni Sanna, Damiano Comini
General contractor: Ediltecno Restauri
Structural design: Milan Ingegneria
Services design: Manens - Tiffs
Basement stone cladding design: Elios Engineering
Fire safety design: Gae Engineering
Landscape design: Greencure Marilena Baggio
Acoustic design: Biobyte
Electrical contractor: Colombo Impianti
Project management: ing. Giovanni Canciulli
Clerk of works: IZed Partners
Safety coordination: Arkein Studio
Executive design and furniture supply: Attuaproject
Lighting design: studio arch. Piero Castiglioni
Multimedia design: Zeranta
Museum exhibits: Goppion
Graphic design: Zup Design
Museum use design and audioguides: Dotdotdot
Museography: Nexibit
Visual: MCA Visual, Pictury
Stone: Casone Group
Windows: Capoferri Serramenti
Lighting: iGuzzini
Restorations: Chiarugi Simone Restauri Maobili Antichi, Gasparoli srl
Restaurant and café bistro interior design: Flaviano Caprotti Architetti
Awards: Premio Bienal de Arquitectura 2022
Photos: Giovanni De Sandre, Milan Ingegneria